Big Star: la quintessenza power-pop. Due teste, Chris Bell e Alex Chilton, come rock si rispetti, indi à la Jagger/Richards e/o Lennon/McCartney; questi ultimi, con Yardbirds, Who, Kinks e compagnia british invasion sono per Bell l’iniziazione. Non per il suo socio invece, attratto dal soul di Stax flavour. Diversi, come rock si rispetti.
Quando l’insuccesso commerciale del primo #1 Record spossa l’animo sensibile di Chris, la grande stella è già una faccenda del solo Chilton. Cosicché, mentre il secondo Radio City proietterà i Big Star tra i nomi che contano, l’uomo del Mississippi, ormai in penombra come il Barrett di A Saucerful Of Secrets, si ritroverà a passare in cavalleria. Boccoli nero corvino, animo fragile come un cristallo ma prezioso come lo stesso. L’eroina un fardello, omosessualità e fede cattolica alla mano. Lascia il gruppo nel 1972 e si rintana tra calore familiare e qualche sguardo all’insù, aldilà delle nuvole.
Non perde il vizio di scrivere, e il ritorno sul luogo a lui caro quanto doloroso – gli Ardent Studios teatro di #1 Record – produce grezzi acetati in cui si avvicendano, tra gli altri, lo stesso Chilton e session men assortiti.
Parto primo di quelle sedute un singolo per Car Records, come due bagliori da un (da quel) cristallo visto in controluce. I Am the Cosmos sembra Marc Bolan (e ci ritorneremo…) ipotetico quinto beatle e You and Your Sister è una take folk che, beh, trasuda tanta di quella innocenza, che l’arpeggio di acustica e il soffio di archi meglio non potrebbero al cospetto di un Bell desideroso solo di una possibilità, solo una di amare.
Lavora nel ristorante di famiglia, ma la depressione è una zavorra. Tuttavia va avanti e registra. Suona. Una sera del 1978 però, a pochi giorni dal nuovo anno la sua Triumph lo tradisce e si schianta ai lati della carreggiata. Morirà all’istante. Nella modalità sembra il ripetersi di una disgrazia: lui, Chris, pronto a rimettersi in gioco e giocato dal destino; come successo poco prima, nel settembre del ‘77, a Marc Bolan che ci lasciò al principio della nuova rinascita (era pronta una tournée coi Damned), vittima della mini guidata da Gloria Jones. Epitaffio da rocker, martiri dei motori.
Dell’ex Big Star ci rimane un disco assemblato dopo più di un decennio dalla sua scomparsa, nel 1992, dalla Rykodisc. Sono abbozzi di quello che poteva essere un lavoro da lì a venire, unica testimonianza (a meno che non siate, voi lettori, tra i fortunati possessori del singolo di cui sopra) e prezioso documento da riscoprire.
Inaugura I Am the Cosmos e segue Better Save Yourself. sentitelo, sembra baciato dei Beatles più acidi. Speed of Sound lenisce gli animi e parla quella poetica da ragazzo della porta accanto, cosi come Look Up , ed il suo pastorale ricamo tra chitarra e flauto chiede uno sguardo al cielo. Poi ovvio, c’è anche You and Your Sister e la si sente in ben tre variazioni (lenta, country e acustica), tutte belle che anche un ipotetica mambo version ci stava. Acustico il caro Chris, tanto simile a certe cose West-Coast (Though I Know She Lies) e poi elettrico, tanto simile alla Foxy Lady di Hendrix (Fight at the Table).
Nel corso degli anni lo omaggeranno in pochi ma buoni: i This Mortal Coil ad esempio rileggeranno I Am the Cosmos e You And Your Sister in Blood del 1991, ed i Flaming Lips inseriranno Speed of Sound nel loro Late Night Tales.
Ma prima di tutto questo il funerale di quel 28 dicembre, caduto nel giorno in cui l’amico Alex Chilton, sorte vuole, spegneva la ventottesima candelina. Mors mea, vita tua.
(7.0/10)
Scheda: Chris Bell
Pubblicazione: 01 Gennaio 2005
File under: Pop
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