Recensione
Monologue Takeshi Nishimoto
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sola chitarra Voti redazione e staff

Takeshi Nishimoto

Monologue

Büro

Se nel disco con John Tejada (a nome I’m Not A Gun) si confermavano le previsioni sulla carta, non si può dire diversamente di questo lavoro solista di Takeshi Nishimoto, chitarrista giapponese. Nel precedente il musicista sosteneva di “pensare come uno strumento”; in questo Monologue – dodici pezzi per chitarra classica solista, registrato in un giorno solo a Berlino, in chiesa (cosa che ultimamente dà ottimi frutti, se pensiamo a David Thomas Broughton) - si lascia andare a un soliloquio, parlato nella lingua della sua sei corde, più che a un monologo dedicato a un pubblico.

Desta interesse un giapponese che decide non di confrontarsi con le armonie e la musica occidentale, ma di suonarle come se fosse occidentale, adoperando un mimetismo; non traspaiono infatti una tensione oriente-occidente, o le tracce di un’escursione in una tradizione diversa dalla propria.

Chi non si sente appassionato o predisposto alla chitarra solista farà un po’ di fatica ad arrivare fino in fondo. Che però salti qualche traccia per ascoltarsi la penultima, la splendida Coming Soon, tormentata con delicatezza dall’ossessione di un tema trascinato per sette minuti, in un modo che ricorda le schiume dei cavalloni a rallentatore dei Dirty Three. È in questo brano che assume, forse più di ogni altro, un senso definitivo la scelta della chitarra classica, anziché acustica, specie nella seconda parte del brano.

La buona notizia è che comunque non si scade mai sull’ostentazione di tecnicismi segoviani, né sull’accordatura blue più mielosa. A pensarci bene, in questo può aver influito la provenienza di Nishimoto. Rimane una constatazione: parte del disco, forse, avrebbe avuto miglior vita nelle confidenze tra Takeshi e il suo strumento.

(6.3/10)

Pubblicazione: 29 Aprile 2007

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