Recensione
Battle Hymns For A New Republic Plate Six
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emo-core Voti redazione e staff

Plate Six

Battle Hymns For A New Republic

One Little Indian

Ci vuole energia e abilità tecnica. Ci vuole convinzione e melodramma, ovverosia drammaticità ostentata. Ma non si capisce se l’emo-core, pur se fatto bene, sia solo questo, e non potremo mai sperare in una dose anche minima di ironia.

Battle Hymns For A New Republic dei Plate Six non ne vuole sapere, e ci grida la sua concitazione nella migliore tradizione cui fa riferimento. C’è una raffinatezza compositiva quasi paritaria a The Argument, disco d’addio (e più normalizzato) dei Fugazi, padri del genere ma anche distanti anni luce da queste forme così di genere - così come la voce di Ian McKaye, in combinazione (mimata a più riprese anche in Battle Hymns…) con quella di Guy Picciotto sono state la fucina del’emo e al contempo la sua messa in discussione. Il timbro da fumetto hard-core di Ian, nonostante la sua controparte di stomaco di Guy, non potrà mai farci dimenticare la propulsione primigenia dei Minor Threat, e non potrà mai non passare per auto-ironica, in qualche misura.

Di certo nei Plate Six riconosciamo una ottima summa dei contributi alla complessità rock degli anni ’90 – dai Rodan (Maximalist Anthem) fino ai Black Eyes; va gustata, per esempio, l’arte dialettica tra complementari che coinvolge le due chitarre – simile a volte alla dosatura magistrale che ne faceva il perno della composizione dei June Of ’44 (come in As The Pinson Turns, ma un po’ in tutto il disco). È curioso accostare questi paladini dell’algido math ai novelli emozionali. Ma proviamo a giocare per sottrazione, nascondendo dalle nostre orecchie lo shouting ricco di pathos, pur se controllato, e forse arriveremo a ritrovare nella voce l’elemento che più converrebbe mettere tra parentesi.

(6.3/10)

Scheda: Plate Six

Pubblicazione: 23 Marzo 2007

File under: emo-core

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