Recensione
...And The Ever Expanding Universe Most Serene Republic (The)
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Indie Pop Voti redazione e staff

Most Serene Republic (The)

...And The Ever Expanding Universe

Arts & Crafts

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Giunto al terzo disco, il sestetto di Milton (Ontario) ha pensato di contenere l'urgenza. O forse, ci ha pensato Dave Newfeld, già al lavoro con i boss della Arts & Craft Broken Social Scene, a tenerli a bada. E non dubitiamo, dev'essere stata dura.

I Most Serene Republic sono la creatura con la quale i ragazzi sono cresciuti e, a sei anni dall'esordio, ventiquattro primavere cadauno, di energia ce n’è ancora. E da buttare. Come capita spesso però, è il verso cosa il problema. Conterà l'affiatamento, il poter esprimersi tutti assieme, eppure questa gioia - che nei loro dischi s'è sempre apprezzata - ha un suo prezzo. E' finita per convogliarsi (questa si) in una traiettoria che, in verità, è un appellativo. Lì per lì dev'essere suonato grandioso, poi sempre meno.

Diciamocelo: Broken Social Scene Jr è un’autentica sfiga. Condanna, se ogni benedetta volta che il pubblico ti ascolta finisce per pensare a loro. Senza appello se la critica addita l'eccessiva somiglianza dei brani. E' un bel problema, eppure ...And The Ever Expanding Universe, a discapito del titolo, ha rimediato: apprendiamo che Ryan Lenssen è diventato leader ufficiale e Adrian Jewett autore delle liriche (joyciane lui dice pergiunta). E con le gerarchie, anche interne, tutto fila più ordinato. 

Neanche le frecce nell'arco mancano. Sono appuntite per giunta: un bel singoletto pop - Heavens To Purgatory - per cominciare, bello pimpante e dai retrogusti Ottanta, deliziosamente giocato sia sul canto lui/lei sia in produzione (dove calibrati risultano le bordate bass, la cassa 4/4 e l’impianto folk con tanto di banjo), poi un bel intramezzo strumentale, un balletto per la precisione, Patternicity, roba chessò tra Múm e Herry Potter. E funziona, a tutti i livelli. Inoltre, abbiamo uno scherzetto happy techno, Don't Hold Back, Feel A Little Longer: cassa dritta veloce, zucchero a velo in contrasto e giochi di contrappunti tutti attorno.

Non una novità, ma Liberatorio sentirli uscire dal seminato, pur nei soliti difetti che prima o poi arrivano come nodi al pettine. Questa volta, sono insiti nel pop canadese tutto: in questo star a mezz’aria, o nel proggheggiar leggiadri, i ragazzi macinano cliché (Four Humours, Catharsis Boo) e stringono poco. In sostanza, la sensazione è la medesima: non capisci come mai. Sei stato bene. Ma non ricordi né nomi né volti. Se vi basta così…

(6.5/10)

Pubblicazione: 01 Settembre 2009

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2009)

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