Recensione
Mosaic Love Of Diagrams
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indie-math Voti redazione e staff

Love Of Diagrams

Mosaic

Matador

Ci hanno fatto tanto attendere, gli australiani Love Of Diagrams, per il loro terzo disco, Mosaic; a lunga attesa, lunga soddisfazione, potremmo ipotizzare. A buona produzione (il disco è stato registrato a Chicago da Bob Weston degli Shellac), altrettanta goduria, si potrebbe aggiungere. In effetti l’album è sufficientemente appagante, soprattutto per il basso, che, pieno e muscoloso, trascina l’organico - voglioso di riprendersi l’eredità che tira una linea rumorosa tra Jesus Lizards e math-rock tutto, incattivita dalla New York “No” (quest’ultima, manco a dirlo, citata dalla compagine di Melbourne come madre putativa). Accanto a esso si affil(i)a la batteria, a comporre una sezione ritmica inconfondibile.

Detto questo, l’impressione è che però in Mosaic ci sia qualcosa di molto più tradizionale dei genitori, di più vicino alla mediana di percorrenza del rock. La conferma si nasconde dietro a una descrizione completa. Analizzando la chitarra, infatti, non sarà difficile coglierne la dimenticanza – forse volontariamente – della lezione chicagoana. Semplicemente, la chitarra fa la chitarra solista. Ma la maggiore discriminante sono i vocalizzi melodici femminili, a metà tra il distacco di Siouxsie (e quel periodo ritorna nell’ennesima riproposta del passaggio Warsaw-Joy Division di All The Time) e il coinvolgimento dei Pixies; e si finisce per rendere vano ogni sforzo matematico dello spezzettamento ritmico (Single Cable).

Forse allora in questo disco è in atto un esperimento interessante; sotto il finto nervosismo, c’è un progetto pop-rock con mezzi tendenzialmente rumoristi, un po’ incattivito, ma sotto la sovrastruttura, le solite strutture. Il rischio, in questi casi, è che i risultati siano meno interessanti dei propositi.

(6.0/10)

Pubblicazione: 22 Aprile 2007

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