Recensione
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Genere

psych pop

Data di uscita

Settembre 2009

Pubblicazione

27 Agosto 2009

Clean (The)

Mister Pop

Merge

Otto anni dopo quel The Getaway che ne festeggiava l'approdo in casa Merge e (quindi) ad un pubblico più vasto, ecco l'ennesimo ritorno dei The Clean. Una parentesi di "silenzio" per nulla silenzioso, vista la pubblicazione di antologie e album live che hanno tenuto calda l'attenzione per questo trio neozelandese con un grandissimo futuro dietro le spalle.

Attivi dalla fine dei seventies, adorati da calibri come Stephen Malkmus, Sonic Youth e Yo La Tengo, possono vantare un repertorio non corposo ma geniale, condotto sul filo di una sintesi cangiante che ibrida garage e folk, psichedelia e new wave, kraut e twee-pop, giocandosela d'anticipo per molti aspetti sugli scenari noise dei Sonic Youth (aapunto) e sulla visionarietà struggente e deragliata dei Flaming Lips. Hanno dovuto attendere il nuovo millennio per raccogliere qualche briciolo di successo in più, che il qui presente Mister Pop potrebbe da par suo rinforzare.

Condotto col disincanto arguto di chi sa di non potersi più permettere rivoluzioni, ché troppi treni son passati senza fermare alla stazioncina di periferia, ma sorretti dall'entusiasmo di chi vede infine riconosciuti sforzi e meriti, è un disco energico e denso, dall'andatura insolita lungo quel filo sottile e arzigogolato con cui hanno tessuto tante formidabili trame. C'è la ballata elettracustica tra il frugale e lo speziato, che s'arriccia acidula ripensando alla psych bostoniana (Asleep In The Tunnel), c'è la raga motoristica col bordone ipnotico, gli ansiti di violino ed i feedback volatili (Moonjumper), c'è una strana commistione tra kraut e wave ammorbata da tastiere soffici, arguzie Brian Eno e vocoder à la Air (Tensile), e c'è l'incanto jingle pop coi coretti cremosi, l'estro amarognolo Go-Betweens e l'incedere caparbio da Soft Boys illanguiditi (In the Dreamlife You Need a Rubber Soul).

C'è insomma questo muoversi affabile e insidioso, lo scarto visionario dietro la siepe nel giardinetto (vedi la suadente Simple Fix, coi cinguettii, i gorgoglii, la bucolica serenità pizzicata di malinconia come potrebbero degli Xtc estatici), la nostalgia tirata per la giacchetta per ravvivarne i fantasmi (una Loog che mette in circolo gli Ultravox e i Doors più saltellanti, oppure i primi Rem di Back In The Day), il coraggio di guardare attraverso la filigrana del pop fidando nella sua consistenza, nel suo impalpabile e accattivanete spessore.

(7.3/10)

Scheda: Clean (The)

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2009)