E’ assai probabile che, con un diverso sfondo, i Thin White Rope avrebbero di certo avuto un altro volto e non sarebbero divenuti la band capace di fondere acidità “sixties” e introspettiva tristezza new wave. Invece, presenza fondamentale della loro musica - al punto da divenire per loro stessi eredità di cui alla fine non poterono più liberarsi - è il deserto, reale o immaginario. Ascoltarlo evocato da quelle canzoni a prima vista scarne, visitate da assoli di chitarra che sembrano provenire da chissà dove, fu a suo tempo una folgorazione e potrebbe essere rivelatore per orecchie ancora vergini. In netto anticipo, le loro atmosfere desolate, la rivisitazione creativa delle radici e il lirico straniamento costituiscono patrimonio saldo e comune, attualissimo perché in netto anticipo sui tempi.
Guy Kyser, cantante, chitarrista e principale firma dei Thin White Rope - unico altro elemento fisso l'eccelso chitarrista Roger Kunkel - nacque nel bel mezzo del deserto californiano, facendosene stregare con una vocazione artistica incentrata sul rapporto continuo tra spirito e materialità. Poiché ogni grande romanzo si apre con un memorabile primo capitolo, ecco che per rappresentare appieno il suono della “corda bianca” s’è scelto Exploring The Axis, che offre uno stile di già delineato con precisione ed equilibrio. Ogni elemento concorre a una perfetta combinazione che si appropria del passato per trarne ispirazione moderna: suggestioni di Quicksilver Messenger Service e Mad River si saldano senza sosta all’orchestrazione delle chitarre in stile Television, in un nervoso superamento della ripartizione tra ritmica e solista che approda a complesse orditure strutturali, dove country e blues alterati cercano di farsi riconoscere in controluce.
La mestizia alternata allo strapparsi furente di Soundtrack, l’incalzare della programmatica Down In The Desert, l’ipnosi circolare in Lithium e Disney Girl sono momenti da mandare a memoria, sebbene a sbalordire sia la compattezza dell’insieme. Doveroso, allora, citare The Real West e Dead Grammas On A Train, beffarde riletture del suono di frontiera; perdersi in Eleven, Atomic Imagery e The Three Song, punti mediani tra furia e raccoglimento e congiunzione tra New York e Death Valley; infine, divenire preda delle psicosi disseminate sul brano omonimo. Incessante sfoggio di magnetismo, l'album alterna esplosioni psichedeliche a riapparizioni fulminee di bianco e nero, che la voce ombrosa di Kyser - lirica e malinconica al tempo stesso - mescola in cosa unica e inaudita. Musica che non pare vero abbia più di vent’anni e che si addentra nella mente, riflettendo un acuto senso della visionarietà capace di inghiottire irrimediabilmente.
(9.0/10)
Scheda: Thin White Rope
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