Recensione
From The River To The Ocean Fred Anderson, Hamid Drake
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etno jazz Voti redazione e staff

Fred Anderson, Hamid Drake

From The River To The Ocean

Thrill Jockey

Storico sassofonista di Chicago (ma nato in Louisiana), classe '29, proprietario di quel Velvet Lounge famoso nella wind city e oltre per le stratosferiche jam sessions, co-fondatore della storica AACM, Fred Anderson è uno di quei musicisti che ti fa credere all'esistenza di uno spirito inafferrabile e inestinguibile che volendo puoi chiamare jazz. Hamid Drake, batterista del 1955, viene anch’egli dalla Lousiana, conosce professionalmente Anderson da un trentennio, vanta alle sue spalle collaborazioni con Wayne Shorter, Malachi Thompson, Herbie Hancock, Pharoah Sanders e soprattutto Don Cherry. Dopo il successo della precedente esperienza (Back Togheter Again, Thrill Jockey 2004), i due firmano un altro lavoro assieme coinvolgendo il duttile Jeff Parker alla chitarra, Josh Abrams a basso e guimbri (strumento a corda marocchino, dalla speziata legnosità) ed il versatile Harrison Bankhead a violoncello, pianoforte e basso.

Il risultato è questo From The River To The Ocean, un lavoro in cui certo misticismo disteso di stampo coltraniano s'impasta con esotici effort ed eleganza misteriosa di stampo Blue Note. Il sax disegna traiettorie spezzate ma suadenti, spampana l'imprinting free tra argute e calde elucubrazioni che potrebbero idealmente situarsi tra Wise One di Trane (quasi citata in For Brother Thompson) e Inner Urge di Joe Henderson. Drake dal canto suo esplica idee ritmiche globalizzanti fatte di palpiti caraibici, sincopi mozzafiato, fremiti e sfarfallii (sentitelo nella sgusciante Planet E), ordendo una rilassatezza inquieta che lambisce la più calda solennità.

I comprimari - si fa per dire - fanno un lavoro egregio: vi bastino la chitarra di Parker nella title track (quei ricami che sanno di rarefazione e psichedelia) e l'agile controcanto di violoncello allestito da Bankhead nella dinoccolata Strut Time. Le composizioni, tutte originali, fidano più sull'epifania delle voci in gioco che altro, ma hanno il merito di convergere in una black music esoterica e generosa, dove il sacro e la vita si spiegano, si consolano, si ravvivano. Proseguendo sullo stesso marciapiede.

(7.4/10)

Pubblicazione: 01 Aprile 2007

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Stefano Solventi (Album 2007)

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