Estate 1985. New York soccombe ad un’impenetrabile cappa d’afa. Bob Bert, duro e puro batterista coinvolto con Sonic Youth (di fresco abbandonati) e Swans nelle sorti del nascente noise-rock metropolitano, s’aggira svagato fra gli scaffali ricolmi di vinili d’un semideserto negozio della downtown…quando, fra le mani, si ritrova un anonimo flayer recante un annuncio: “I Tiny Lights sono alla ricerca d’un batterista”.
“Evidentemente l’avranno trovato” deve aver pensato, solo alcuni mesi dopo, il buon Bob alla vista, nel medesimo recordshop, d’un accattivante 45 giri a nome, guarda un po’, Tiny Lights. Accattivante, all’apparenza, sul serio: la front cover ritraeva, le sottili bordature bianche su sfondo scuro, un grazioso fiore finemente stilizzato. Certo una copertina troppo “poetica” per potersi poi smentire con contenuti d’azzannante noise (allora non ancora moda). E così la favola bella si conclude: Bob porta a casa il singoletto (Flowers through the Air) della sconosciutissima band, lo ascolta e… scocca la scintilla. Se ne innamora talmente da farne uno dei suoi dischi dell’anno. Stessa sorte concessa, ancora il 1985 non era terminato, al debutto vero e proprio del gruppo di Hoboken.
Che stregoneria ammorbidì un tal bruto dell’ascolto sonico qual è sempre stato Bob Bert? (Sentiamolo dalle sue vive parole:) “The combination of Donna Croughn’s sexy voice and violin, John Hamilton’s guitarres, Jane Scarpantoni’s cello, Dave Dreiwitz’s bass playing and John Mastro’s percussion sent chills up my spine”.
L’esordio dei Tiny Lights intitolato Prayer for the Halcyon Fear è davvero tanto spettacolare quanto asserisce Bob. Donna Croughn, John Hamilton, Jane Scarpantoni (i più attenti fra voi ne avranno ritrovato il nome fra i credits dell’ultimo, ottimo Lou Reed), si producevano in quadretti sonori “d’epoca” tiranti in ballo, secondo una sensibilità tutta personale, di volta in volta: i Jefferson Airplane periodo ‘68-’69, i freschissimi girl groups della Motown, le bistrattate armonie vocali dei californiani Mamas & Papas e, aldilà delle più strette influenze musicali, un’attitudine a sperimentare sulla nuda forma canzone che costituisce forse il lascito più creativo di tutta la (contro)cultura musicale anni ’60.
Flower through the Air, opener del lavoro, ne è un azzeccatissimo caso: tamburellii cadenzati, armonie vocali “ascendenti” (alla Grace Slick, pur senza rivelarne le qualità vocali), sottili fraseggi in retrovia d’una sezione fiati ed il ritornello memorabile si trasformano in un incredibile mulinello di voci trovate sul finire del brano, vorticosa girandola d’effetti psichedelici e melodiosi degna dei migliori Zombies. Un po’ “mosca bianca” fra le altre 10 canzoni in scaletta è la successiva Zippity-Do-Dah ancora una volta tutta incentrata sul refrain dolcemente avvinghiante sebbene proceda con un passo di marcia chitarristico assai sostenuto. Mentre Country Song è uno stupendo madrigale polifonico tallonato “a vista” da un ritornello straccione (la batteria è qui un semplice tom tom) arrangiato col brio dei migliori Mamas & Papas. In tutte questi ceselli sonori il violoncello della Scarpantoni conferisce un non so che nota di rustico molto primi Hot Tuna.
Altro merito della band: il celare il composito arazzo delle influenze sotto il livello, qui decisamente superiore, del songwriting. Altrove è un’atmosfera da film giallo ad angustiarci, Singing at your Door ne ricrea – coi serrati ma gioviali fraseggi violino-violoncello – il thrilling da grande schermo. Procedendo all’ascolto, molte ancora son le perle da scoprire: l’umorale elegia folk (con accenni dei raga rock elementari dei Quinntessence) di Sweet Solutions, oppure la marziale Painted Sky (con un volo vocale, nei limiti del fisiologico, degno per pathos dell’immensa Grace Slick). Una delle ragioni per cui procurarsi questo vecchio, obliato vinile sta nella sua capacità di proporvi musiche intelligenti, sperimentali, accattivanti senza mai eludere la regola d’oro delle belle canzoni d’ogni tempo: nerbo, buona melodia, ritornello a presa rapida e foga strumentale q. b. (ossia quanto basta).
Ecco perché lo amo e forse voi pure lo amerete (io poi vi riconosco la tacita influenza di molte “major stars” odierne, una per tutte i notissimi quanto obliabili Garbage).
(8.0/10)
Scheda: Tiny Lights
Pubblicazione: 01 Marzo 2004
File under: Avant
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