Album di cui si è spesso parlato e di rado ascoltato, questo The Psyche. Terzo dei 6 lp pubblicati nel corso della carriera in sordina del chicagoano Revolutionary Ensemble, uscì infatti nell’anno 1975 per la stessa etichetta del gruppo, Re Records, che così volle evitare, riuscendoci, ingerenze artistiche da parte di qualunque estraneo.
Il periodo era quello cosiddetto newyorkese, quello in cui i 3 baldi rivoluzionari del A.A.C.M. – Leroy Jenkins (viola e violino), Jerome Cooper (batteria e piano), Sirone (basso) - decisero di emigrare verso la Big Apple per meglio sfruttare il potenziale (poco) commerciale della propria musica. Quale metropoli invece di NY, patria del melting pot razziale e culturale, avrebbe potuto esibire miglior documento d’identità per ospitare quel coacervo di musica classica, sonorità free jazz, avanguardia, schegge di folklore esotico (Marocco, Medio Oriente ecc.), blues scheletrico, alea, sputi r’n’b eseguito dal terzetto?
Domanda retorica, evidentemente, la nostra. In verità, il capace bassista Sirone fu introdotto ai due della Windy City dal batterista, bandleader, nonché dotato compositore, Sunny Murray, proprio al loro arrivo in città. Il fiorire delle chiacchierata loft-scene newyorksese, non fece che rendere quei giorni eroici dei nostri ancor più eccitanti. Le recensioni positive si susseguivano, sebbene sempre a livello di stampa di settore specializzata, i gig pure. E l’importante era questo. Visto che la quasi totalità delle copie dello storico album, ora ristampato dalla Mutable per la gioia dei cultori di mezzo mondo del free jazz, furono vendute proprio in Europa durante fortunate turnè.
Spettacolare davvero il contenuto artistico e musicale esibito da The Psyche: Invasion, 26 minuti di durata, inizia con le cow-bells che cozzano col violoncello di Jenkins per finire in un marziale, roboante, concerto free rivelatore. Se volete sapere dove Weasel Walter ha tratto ispirazion e per gli incubi death-jazz dei suoi Flying Luttenbachers, potete prestare ascolto a questi solchi. Nel mezzo del brano succede di tutto: derive impro, alea, bucce di pianismo classico, o viceversa jazzy. Le restanti due tracce in scaletta non deludono neanche se ascoltate dopo tale piccolo capolavoro di scrittura cooperiana. Hu-Man, scritta invece da Sirone, si invola con un assolo di batteria sul quale ogni strumento dice una propria parola free. E le parole si accumulano, divengon frasi, frasi poetiche, versi. Per 7 minuti deliziosamente swinganti, cacofonici e astratti.
Chiudono i 12 minuti scritti da Jenkins: il solito grandissimo reinventore del linguaggio classico occidentale, il revisionista pacato del free jazz afroamericano; Collegno stipula continui accordi fra la decostruzione sonora jazz di Braxton, le radici sonore nere nei new thingsters e la musica impro eurocentrica. Un capolavoro espressivo mica da niente, questo The Psyche.
(8.0/10)
Scheda: Revolutionary Ensemble
Pubblicazione: 01 Febbraio 2004
File under: Avant
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