La copertina – uno stilizzato elefantino alla maniera del grande Chaissac – non è quella originale della stampa, datata 1970, Transatlantic. Il contenuto invece sì. La ristampa Emanem del capolavoro, registrato nel 1968, della People Band ne ripropone per intero la scaletta, aggiungendovi ben 3 pezzi quali gradite bonus (due intorno al minuto e mezzo e Skip To Part 3 abbondantemente sopra gli 11).
People Band fu un collettivo che frequentò, stlisticamente dicendo, il lato jazz dell’improvvisazione anglosassone di fine ’60. Insieme, ad esempio, allo Spontaneous Music Ensemble fu fra i grandi protagonisti della stagione aurea del nuovo jazz made in Uk. Nuovo nel senso di new thing, quella nuova "cosa" che fece sobbalzare il senescente mondo jazz britannico, la cintura suburbana londinese dei club soprattutto, che non ne conobbe l’impudenza se non nei primissimi periodi del suddetto decennio.
1968, conviene subito rimarcarlo, è un capolavoro. Di quella specie che si suol definire "pietra miliare". Molteplici i suoi meriti: ha segnato il passo alle intrepide generazioni impro successive, ha fornito un paradigma di creatività che ha varcato, seppure silentemente, anche i confini angusti del genere di riferimento, e, cosa forse più lodevole, ci ha donato esempi di instant composing di gran lunga più duraturi e longevi di molta dell’analoga musica, almeno nel metodo, prodotta oggi tramite laptop e diavolerie analogico-digitali.
Abbracciamo, sembra venuto il momento, il discorso da un punto di vista squisitamente musicale; Part 1, per cominciare, ci presenta in sordina l’intero organico dell’orchestra People Band: Mel Davis (piano, tromba, violoncello), Terry Day (sassofono alto, batteria), Lyn Dobson (sassofono tenore), Eddie Edem (tromba e congas), Tony Edwards (percussioni, djembi), Mike Figgis (chitarra acustica, flugelhorn), Frank Flowers (double bass), Russell Hardy (piano e tastiere), Terry Holman (basso) e George Kahn (flauto e sassofono tenore).
Bel dispiegamento di forze e mezzi sonori, non c’è che dire. E Figgis, Edwars e Flower sono menti degne dalle quali la scena artistica d’oltremanica non si libererà, forse, mai più. Ma è dopo il free-jazz in Part 2 che il disco decolla realmente: nelle microsonorità che frastagliano Skip To Part 3 e, soprattutto, in quel riuscito vagito mimetico di percussivismi africanoidi che è Part 3.
Conclude in bellezza il balletto sgangherato, tutto scatti e bugne delle congas, di Part 6, dal quale diparte, lentamente e un po’ pacioso, uno swing diabolicamente suadente e scoordinato (piano, flauto e tastiere a lamentarne la precarietà stilistica, pestandosi - consapevolmente e metaforicamente - i piedi gli un con gli altri).
Un disco, per tirare le somme, che è come un ‘perfetto manuale per il giovane improvvisatore’. Ancor oggi.
(8.0/10)
Scheda: People Band
Pubblicazione: 01 Febbraio 2004
File under: Avant
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









