Nella copertina della stampa che posseggo io, una Y scritta con il sangue campeggia su una foto dominata da toni grigi. La foto ritrae una grottesca armata di quelli che sembrano aborigeni mascherati. Gli aborigeni hanno lance e perizomi, ma il colore grigio toglie loro ogni aspetto di umanita'. Sembrano piuttosto qualcosa come dei pupazzi, o delle statue di cenere, o un ammasso di umanoidi sbucati dalle viscere della terra. La Y si pronuncia come "why?": "perche'?".
Di traverso e' scarabocchiato il nome del gruppo: The Pop Group, il gruppo pop. Nome irrisorio e programmatico al tempo stesso.
Il Pop Group e' l'esatto opposto di quello che e' una band "pop" nell'immaginario collettivo. La musica del Pop Group e' infatti un jazz-funk-punk d'avanguardia, un ibrido da brividi tra il rock dei Pere Ubu e di Captain Beefheart, il free jazz degli anni settanta, il ritmo della black music e la musica colta del Novecento. E' una delle miscele piu' inquietanti e paranoiche di sempre, una musica da ballo sciamanica per impossibili party della disperazione.
Allo stesso tempo, il Pop Group si propone fin dal nome come gruppo fieramente "popolare". Il progetto di Mark Stewart è quello di disegnare la colonna sonora di una apocalisse tanto presente quanto prossima ventura. La sua visione è quella di una umanità devastata dal capitalismo, dallo sfruttamento e dalla legge del piu' forte. L'urlo di Mark Stewart è quello di tutti i derelitti della terra. Il suo impegno politico è leggendario (con alcuni testi che arrivano a recitare gli agghiaccianti report di Amnesty International sulle violenze di stato).
Il Pop Group si era formato nel 1977, a Bristol. Lo compongono Stewart alla voce, John Waddington alla chitarra, Simon Underwood alla chitarra, Bruce Smith alla batteria e Gareth Sager al sassofono e alla chitarra. Y è il loro primo disco, datato 1979. Ne uscirà un secondo, dal titolo altrettanto splendido - For How Much Longer Do We Tolerate Mass Murder - nel 1980.
Y e' l'espansione in musica della domanda primordiale posta dal titolo, un grido collettivo attraverso quarantacinque minuti di musica sconvolta, suonati come per puro istinto di sopravvivenza, in uno dei capolavori del rock moderno.
Le ristampa in CD si apre su She's Beyond Good And Evil, che fu il loro primo singolo ed ed e' uno dei brani piu' significativi dell'intera storia del rock. Il pezzo e' un cataclisma di funk e new wave propulso dalle sincopi della sezione ritmica, travolto dall'inconfondibile riff della chitarra e dominato dall'interpretazione di Stewart, la cui voce predica in mezzo a cacofonie e riverberi da apocalisse. I versi visionari imprimono ulteriori significati al brano, ma sono solo il preludio a un disco immaginifico ed incendiario anche dal punto di vista lirico.
L'originale del 1979 si apriva invece con Thief Of Fire, il cui titolo rievoca il mito di Prometeo, che aggiunge all'equazione un sassofono delirante e liriche ancora piu' esplicite: "But who to trust / when you're stealing from a nation of killers" e "We will betray / And we will not forget". Sono i due brani piu' rock del lotto, quelli che servono ad introdurre l'ascoltatore nei gironi infernali di Y.
Fanno seguito alla coppia di apertura due brani piu' astratti. Snow Girl e' un tour de force di Stewart, che in pochi minuti attraversa tutti i registri, dal parodistico al bestiale, come il suo maestro spirituale Beefheart, mentre i musicisti - novella Magic Band - ricamano rumori casuali. Blood Money e' quasi una piece d'avanguardia con il recitato vocale che sprofonda in una catacomba sonora ai confini con il silenzio.
Il disco riprende trazione ritmica con We Are Time, trascinata nuovamente dal basso e dalla chitarra mentre il leader, con la voce filtrata e distorta, canta di spasmo nervoso in spasmo nervoso. E' il brano centrale del disco, l'inno immaginario dell'esercito di dannati cui si rivolge il disco, lanciati dalle accuse contro l'Occidente "Your world is built on lies" e spinti dalla stessa disperazione su cui si conclude il brano stesso.
Le tentazioni avanguardistiche riprendono con Savage Sea, un bozzetto di improvvisazione libera di piano, effetti elettronici, suoni occasionali, voci distorte e narrazione sussurrata. Si tratta di un intervallo prima di Words Disobey Me, che parte come un altro funk-rock travolgente per poi sciogliersi in un apparente caos: la chitarra e il basso continuano a suonare lo stesso tema mentre gli altri strumenti cadono nello scompiglio, in una sorta di metafora del titolo.
Gli ultimi tre brani del disco esplicitano ulteriormente i significati politici del disco, come a cercare di catturare nuovamente l'attenzione dell'ascoltatore, distratto delle trovate musicali dei brani precedenti. "Let U.S. bleed happily / Let U.S. bleed in peace" incita Stewart in Don't Call Me Pain mentre le chitarre fischiano e la tensione si costruisce. "Vengeance" e' poi la parola chiave di The Boys From Brazil, altro brano epico, degno di affiancare i capolavori del free jazz. L'ultimo pezzo e' quello del richiamo accorato, Don't Seel Your Dreams, urlato da un profeta abbandonato in mezzo al deserto, circondato solo da un silenzio agghiacciante, spezzato dai suoni dei pochi altri sopravvissuti.
Disco immane e feroce, scatenato fino allo sfinimento e teso fino alle lacrime, Y e' uno dei capolavori della musica rock, di cui coglie l'essenza in ogni aspetto, ed e' una delle massime espressioni musicali del Novecento.
(8.0/10)
Scheda: Pop Group
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