Recensione
Cover image
Genere

Pop

Data di uscita

Ottobre 2007

Pubblicazione

01 Ottobre 2007

Amari

Scimmie d’amore

Riot Maker

In fondo ti avevo avvertito, dicevi che sarebbe andato tutto bene…” Appunti di viaggio dal presente off-cantautorale italico. Sette anni di Amari. Sette anni lungo tutto lo stivale. Lo scorso anno poi, hanno bissato l’exploit indie degli Offlaga disco pax in quanto a band con più date e affluenza di pubblico; oggi, questo è il disco della maturità, quel disco che fa paura a tutti. Staccare o farsi travolgere. E la gente che dice: non c’è gara con l’arroganza e la propositività dei due precedenti.

Dopo i primi vagiti con Apotheke e Corporali, Gamera è stata la sperimentazione, Grand Master Mogol il botto pop. E ora? Adolescent pop fatto da thirty something boys. Non servono più le prove di forza sperimentali, non serve strafare, gli Amari convertono la scuola romana masticando Nord-Est e post-hip hop, riuscendo a fare quel che non ti aspetti: non un’altra manciata di coloratissime cartoline del “proprio come allora” (Conoscere gente sul treno uber alles), ma un po’ di quel “poi” da vecchi/giovani che ascoltano la tardoadolescenza con distacco, ma con immense voragini di nostalgia. “Quanti amici ho perso nella nebbia”, “vorrei conoscerti tra quindici anni” e naturalmente tutti quei “e se…”, più sottotraccia che tracciati. Il revival buono insomma. L’impianto agrodolce alita dietro la nuca e la musica che ne esce è più viva che mai, con l’elettro a graffiare quando serve, i groove a muoverti le gambe, il tocco rockista nella stanza da letto e le piroette camp - perché no - per il pubblico più omosex (che furbastri…).

Meno plastici e gai, Pasta e Dariella riescono a mantenersi leggeri in un modo nuovo, un po’ come i personaggi della letteratura contemporanea giapponese. Le storie di Banana Yoshimoto o di Haruki Murakami. Quelle descrizioni di un attimo. La bellezza diabolica dei dettagli (“nessuno di noi avrà più camicie stirate… Quanto le ho sognate”). E naturalmente quel tocco naïf come dovrebbe essere: un po’ Bersani (ma senza spocchia) e un po’ Baustelle (ma senz’esser i soliti maudit, perdio). La cute generation italiana troverà negli Amari i suoi alfieri. Li ha già incontrati, è vero. Ora (grazie anche a una distribuzione major) li consacrerà mettendoli come uno scudo stellare per tutto ciò che è adulto… e sarà un casino, sarà una nuova stagione intimista, puro concentrato soulgazing.

Prima che tutto ciò accada, i nostri heroes convertono tempo e spazio in un misto di synth pop al compressore, indie Ottanta e Novanta e un andamento da b-boy emozionati, da scimmie in amore (singolo e ritratto fauve di noi voi tutti). È il top artistico e neanche a dirlo, il singolo Le gite fuori porta lo fischiettiamo già tutti. Lo stesso, vedrete, accadrà con tante altre canzoni di quest’album,perché è solo un raffreddore. Non è sangue di naso. Vedrai fra qualche giorno non ci farai più caso. Per questo scappa via

(7.5/10)

Scheda: Amari

| Archivio
Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2007)