Circostanza assai rara, un disco dei Tinariwen, giacché chi scrive prova nel parlarne imbarazzo misto a inadeguatezza. L’uno causa della grandezza di questo collettivo/formazione, autentico sogno che congiunge fiera protesta sociale e canzoni misteriose, sferzanti e psichedeliche nel senso più profondo: rivoluzionari che non trovate seduti in hotel a cinque stelle ma a lanciar bombe vere e non di carta. L’altro derivante dal sentirsi incapaci a raccontarle, la musica e la vicenda umana, tanto fanno risuonare e vibrare corde dell’anima fino a mandare all’aria senso critico e raziocinio. Ti senti ancora capace di stupirti - anzi, no: di emozionarti - con un disco e, per la miseria, da quanto non accadeva? Grossomodo da prima della presunta “morte del rock” e, in seguito, da alcune sue ricorrenti resurrezioni. Adesso ci siamo capiti, vero? Bene.
Arrivano oggi, i Tinariwen, al quarto atto di una vicenda meravigliosa che li ha visti progressivamente uscire dai patri confini rivelando secolari vicende di sofferenza, mentre lasciavano attonite le platee del mondo occidentale; eccoli farsi largo tra un capolavoro già stantio la sera e la sensazione che dura un giorno per spazzarle via, misere nullità, con la stessa forza di quando la musica possedeva e maneggiava una pienezza di significati che ne giustificavano esistenza, immortalità. Un vigore che in nessuna occasione schiaccia l’Arte. Un messaggio che sostiene e non prevarica il mezzo lungo un poker di dischi tra cui non sai scegliere, perché, semplicemente, non ha alcun senso farlo.
Dunque non aspettatevi niente di nuovo nemmeno da questo scrigno di blues del Sahara e di ipnosi vocale, del John Lee Hooker echeggiato un momento prima che i Grateful Dead si uniscano a jammare con lui. Alla musica nuova ci pensano i cloni dell'ennesima "nuova onda" e gli stilosi paladini indie-disco, certo che sì. Dentro questi cinquantasette minuti, viceversa, (ri)trovate tutto quello che ci ha fatto perdere la testa e come mancia uno spiazzante drone ambientale; roba da custodire gelosamente e ringraziare perché esiste. Tredici motivi di pari - elevatissimo, stellare - lignaggio che impongono l’acquisto. Tredici colpi al cuore da mandare al tappeto chiunque. Ammirato, estasiato.
(7.7/10)
Scheda: Tinariwen
Pubblicazione: 15 Agosto 2009
File under: desert blues
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