Recensione
Peacetime Eddie Reader
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folk Voti redazione e staff

Eddie Reader

Peacetime

Rough Trade

Sedetevi pure. Mettetevi tra quel fiddle e quel whistle. Togliete le scarpe e le calze, che i piedi nudi sull’erba – si sa – fanno terapia. Beccatevi questa tregua, scommetto che ve la meritate. Eddi Reader fa di certo al caso vostro, con la sua voce disposta al velluto e al miele con qualche goccia d’angostura. Come una Sandy Denny sfilettata, sgrassata e passata al microonde, pronta ad accompagnarci lungo le fosche trepidazioni di The Shepherd’s Song o attraverso la madreperlacea tensione della title track. Oppure, se volete, come una Eva Cassidy con meno estensione ma altrettanto amore, che inevitabilmente scavalca gli argini del british folk per beccheggiare tra depistaggi esotici (Prisons) o ansiti smithsiani (Ye Banks and Braes O' Bonnie Doon, che pure è un traditional).

Non è una ragazzina, Eddi. Scozzese di Glasgow, classe ’59, un quarto di secolo fa prestava l’ugola a Gang Of Four ed Eurythmics, prima di diventare la voce dei Fairground Attraction, band pop-folk baciata da effimera ma brillante fama grazie all’exploit del singolo Perfect (correva il 1988). Seguì una carriera solista dignitosissima che le ha guadagnato supporters in mezzo mondo. Insomma, la ragazza ha un passato e te ne accorgi. Tuttavia, malgrado la perizia e il talento, questo disco – che alterna nuove composizioni a brani tradizionali, prodotto dal leggendario violinista John McCusker, suonato assieme ad un manipolo di autorevoli musicisti britannici – alla fine non è che un praticello in cui sostare per concedersi una tregua. Al bisogno.

(6.2/10)

Scheda: Eddie Reader

Pubblicazione: 01 Gennaio 2007

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