Recensione
Stay Close Death Vessel
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alt country Voti redazione e staff

Death Vessel

Stay Close

Sub Pop

Pubblicato nel 2005 per la North East Indie, questo Stay Close provocò una certa sensazione nel vivace pianeta alt-country, tanto da guadagnarsi le attenzioni della sempre occhiuta Sub Pop, che oggi finalmente ne garantisce la distribuzione internazionale, consentendoci di conoscere la one man band Death Vessel, ovvero il chitarrista e cantante Joel Thibodeau da Providence, Rhodes Island. Coadiuvato, naturalmente, da un manipolo di amici quali il concittadino chitarrista e organista Erik Carlson (aka Area C), il multistrumentista Pete Donnelly (già bassista e cantante dei The Figgs) e le Baird Sisters (ovvero Laura e quella Meg già cantante degli Espers) a banjo e cori.

Si tratta d'una proposta particolare per almeno due motivi: il primo è la voce di Joel, un soprano decisamente femminino, uno sgraziato candore da geisha coyote, una stentorea carnalità da adolescente angelicato. Il secondo è la miscela di country, umori celtici e sottigliezze elettroniche. Un "gesto" sonoro naturale che stempera tradizione e contemporaneità, mandolino e "noises", lap steel cremose e arpeggi seriali, solarità campestre e umori foschi (l'immancabile inflessione "eerie" che non può mancare in un concittadino di H.P. Lovecraft).

Ne viene fuori così una scaletta di dieci pezzi come minimo gradevoli - l'incantevole mestizia di Nothing Left To Bury, lo zampettio uggioloso di Mandan Dink, la cantilenante morbidezza di Mean Streak - e talora eccellenti, come la torva Blowing Cave (elettricità riverberata e perturbazioni elettroniche, quasi un Mark Lanegan rifatto da Feist), la spigolosa e sincopata Deep In The Horchata (ascendenze wave e violino abrasivo, tipo i Cranberries se fossero sbocciati sugli Appalachi), l'alternanza tra mistero e spigliatezza di Break The Empress Crown (tra Fairport e Lucinda Williams). C'è anche una riuscita Snow Don't Fall, cover di Townes Van Zandt dal brumoso passo Will Oldham, ma la mistura ottimale di tristezza e luccichio è conseguita dalla conclusiva White Mole, il cui lirismo fragile e carnoso si scioglie in un vibrante incedere Grant Lee Buffalo. Disco ammaliante e strano. Come, indubbiamente, l'autore.

(6.9/10)

Scheda: Death Vessel

Pubblicazione: 01 Giugno 2007

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2007)

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