Space is the place, sempre e comunque. Qualunque sia la sintassi usata e la declinazione di quello che è non un suono o un immaginario, bensì un vero e proprio dogma. Space music in proiezione cosmica è quella proposta dagli italiani Comet III (omaggio alla serie di macchine fotografiche ormai vintage) e pubblicata dalla interessante Fire Museum, che già ci ha dato i Pulga di Valerio Cosi e i Curia di mister David Maranha.
Lunghi viaggi siderali per elettro-acustica e psichedelia dilatatissima come da titolo e moniker nei cinque pezzi dell’esordio. Atmosfericamente spettrale in C1, sottilmente inquietante nella horror-oriented Part 1 (complici i vocalizzi wordlessdi Shirin Demmo), la musica si apre ad orizzonti quasi solari nella traccia mediana dell’album: il sax dell’ospite Gaetano Firlito, seppur fumoso, spezza per un momento la trance indotta dalle indagini spaziali. Ma è un’illusione. Il rincorrersi di synth annegati di Part 3 reimmerge immediatamente nelle profondità più oscure e dilatate, fino ad aprire il varco per la conclusiva title track: 15 minuti di analogico crescendo quasi drone che a due/terzi si apre ad un infinito arpeggio di chitarra acustica.
Che il cielo terso di Sicilia abbia accentuato in Carlo Mattanza (synth) e Delfo Catania (chitarra, percussioni) questo amore per lo spazio siderale del cosmo?
(7.0/10)
Scheda: Comet III
Pubblicazione: 27 Maggio 2008
File under: astral space music
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