Recensione
The Besnard Lakes Are The Dark Horse Besnard Lakes (The)
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Canadian indie Voti redazione e staff

Besnard Lakes (The)

The Besnard Lakes Are The Dark Horse

Jagjaguwar

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Per il secondo album in studio dei The Besnard Lakes si sono dati appuntamento alcuni dei nomi più importanti della scena musicale di Montreal, come George Donoso dei The Dears, Chris Seligman degli Stars, Sophie Trudeau dei Silver Mt. Zion e Jonathan Cummins dei Bionic, a testimonianza della vivacità e della complicità che anima i musicisti di questa meravigliosa città canadese.

Visti i nomi coinvolti nell’operazione le aspettative su The Besnard Lakes Are The Dark Horse erano decisamente alte ed in parte sono state rispettate, anche se l’album non è certo quel masterpiece che in molti si attendevano, ad iniziare dai responsabili della Jagjaguwar che hanno messo sotto contratto la band sul finire dello scorso anno, all’indomani di una bella performance live al Pop Festival di Montreal.

Disco svelto e conciliante (otto pezzi per quarantacinque minuti scarsi di musica), The Besnard Lakes Are The Dark Horse vive i suoi momenti migliori quando i toni si fanno più intimi e crepuscolari, quando archi e pianoforte prendono il sopravvento sulle chitarre disegnando traiettorie narco/pop di pregevole fattura (le bellissime Disaster, For Agent 13 e Ride The Rails) ipotizzando una sorta di collisione tra certi Pink Floyd ed i padroni di casa Arcade Fire. Meno eccitanti, anche se strutturalmente ed emozionalmente efficaci, episodi come Because Tonight e Devastation, lunghe suite di matrice psichedelica che strizzano l’occhio agli Spiritualized ed a certe formazione di area space rock/shoegaze ricalcandone le orme in maniera sin troppo calligrafica.

Per il momento accontentiamoci, certi che l’evidente talento della band canadese potrebbe in un futuro prossimo rivelarsi in tutto il suo splendore.

(6.7/10)

Pubblicazione: 01 Febbraio 2007

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Stefano Renzi
Stefano Renzi (Album 2007)

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