Recensione
Self Titled Alex Gopher
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Indie, dance Voti redazione e staff

Alex Gopher

Self Titled

Go 4 Music

A cinque anni di distanza dall'ultimo album Wuz, Alex Gopher esce con un disco omonimo che segna un deciso ritorno alle origini, sia a livello sonoro, per la forte ispirazione eighties, sia dal punto di vista tecnico, per l'abbandono del vocoder e l'ampio utilizzo di strumentazione rock. Non dimentichiamo che Alex a metà degli anni '80 suonava negli Orange insieme ai futuri Air e a Xavier Jamaux.

L'incipit Out Of The Inside punta decisamente al dancefloor, house contagiosa caratterizzata da synth striscianti e tastiere travolgenti, uno di quei pezzi che magnetizzano i neuroni e mandano in loop i movimenti, forte di un refrain elettro-pop alla Ultravox che non dà scampo. La chicca è il pezzo che segue, Brain Leech. Già uscito come doppio maxi-single, ha numeri per ripetere l'exploit di Toop Toop dei Cassius. Parte morbosa, inalza rampe sintetiche ed esplode nel cantato disco-epic, potrebbe essere un finto mash-up tra Pet Shop Boys e Daft Punk e intitolarsi One More Chance, On More Time. Nasty Wish ci riporta con i piedi per terra, Alex sfodera la chitarra acustica e la butta sulla ballatona, scivolando clamorosamente nelle paludi del tedio, Isn't It Nice non risolleva le sorti, sembra un outtake (scartato) di Pocket Symphony degli ex-compagni Dunkel e Godin e con Boulder Colorado si tocca il fondo, facendo affiorare, tra un mmh mmh imbarazzante e un armonica stucchevole, il fantasma di Simon Le Bon.

Alla fine ci si trova di fronte a dei pastrocchi indie-elettro-pop che più che a un piacevole decompressione in sala chill-out fanno pensare al conoscente sfigato che attacca bottone quando si è in fila per i bagni.

Meglio premere in fretta il tasto skip per ributtarsi in pista con la caussiana Carmilla, fresca e avvolgente, tra protesi robotiche, giostre italo-disco, percussioni cristalline e ranze spasmodiche. Come nella successiva Game, ellittica e mutante, Gopher gioca in casa e porta a casa il risultato. La conturbante 5000 Moons si salva grazie il contributo prezioso di Helena Noguerra dei Nouvelle Vague. Una versione Brain Leech chiude un disco altalenante, che oscilla tra intuizioni brillanti e sabbie mobili creative, tra déja-vu intriganti ed ennui diffuso.

(6.0/10)

Scheda: Alex Gopher

Pubblicazione: 01 Marzo 2007

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Paolo Grava
Paolo Grava (Album 2007)

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