Recensione
Self Titled Pterodactyl
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indie-rock Voti redazione e staff

Pterodactyl

Self Titled

Brah

Siparietti da asilo nido (Blue Jay), code strumentali in pieno trip sludge/Oneida (Astros), reiterazioni noise come un imberbe Branca in totale delirio adolescenziale (Chx Bx), dreamy pop songs stuprate da un approccio incoscientemente folle (Safe Like A Train), assalti straight-in-your-face e urgenza comunicativa (Ask Me Nicely). Questo, ma anche molto di più, ritroverete nell’omonimo debutto bomba di questo trio newyorchese d’adozione.

L’ormai scomparso pterodattile, di cui si può sentir il verso nel frammento untitled che dà inizio all’album, è volato in quel di NY dopo aver visto la luce sulle infinite distese di grano dell’Ohio; nella grande mela è finito sotto contratto per la lungimirante etichetta degli Oneida grazie al proprio post-punk di nuova generazione, tribale e asimmetrico, melodicamente destrutturato e iconoclasta. Gli ingredienti non sono nuovi ma ben amalgamati: armonie vocali spastiche e intrecciate come nella migliore tradizione dei padroni di casa, un tappeto ritmico furibondo e versatile, una chitarra agile suonata con la grazia di un cavernicolo. Se aggiungete frammenti sparsi del miglior rock cittadino (da Parts & Labor a Ex Models, passando per Lightning Bolt) come spezie che impreziosiscono il sapore e mischiate tutto in un frullatore ad altissime velocità otterrete quel concentrato di totale incoscienza che è Pterodactyl: musica sensualmente infantile, arty e aggressiva, bislacca e naif.

Al momento non ce n’è bisogno, ma un domani, quando si dovrà cercare gli eredi degli Oneida, beh, i più accorti sapranno dove cercarli.

(7.0/10)

Scheda: Pterodactyl

Pubblicazione: 24 Aprile 2007

File under: indie-rock

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Stefano Pifferi
Stefano Pifferi (Album 2007)

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