Recensione
Henry May Long Max Richter
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soundtrack Voti redazione e staff

Max Richter

Henry May Long

Mute Song

Il prolifico Richter è da tempo impegnato su più fronti. Oltre alle uscite su Fat Cat e alle varie produzioni e collaborazioni, negli ultimi tempi si è avvicinato al cinema: lo scorso anno ha curato la colonna sonora di Walzer con Bashir, il documentario d'animazione di Ari Folman sui conflitti che coinvolsero la Libia nei primi anni Ottanta. Poi è stata la volta di From The Art of Mirrors, sonorizzazione di alcuni cortometraggi ultra rare di Derek Jarman. Infine, a marzo, la Mute Song International (label specializzata in musica per film, tv e pubblicità), ha pubblicato Henry May Long, colonna sonora pluripremiata in alcuni festival d'oltreoceano.

Probabilmente l'esordiente Randy Sharp deve aver pensato che la naiveté algida ed elegante del compositore tedesco ben si sarebbe prestata a sottolineare le vicende di un film ambientato sul finire del XIX secolo tra New York e New Bedford. O forse che la dolce ma misurata malinconia di piano e archi sarebbe stata il tema ideale per Henry May ed Henry Long, vecchi compagni di college separati da una sorte che ha portato il primo all'autodistruzione e il secondo a osservare da lontano l'ineluttabile declino dell'amico.

Ad un biglietto da visita promettente, nonostante l'immancabile personalità, Richter contrappone pigrizia e ripetitività compositiva. Le quattordici tracce si collocano a metà strada tra soundtrack d'autore (decisivi gli inconfondibili violini) e mero contrappunto alle immagini, sopravvivendo a stento al di fuori del lungometraggio.

Si salva la sola A Candle and Half A Pear, certo lontana dalla scrittura dei Blue Notebooks o dai migliori episodi di 24 Postcards In Full Colour.

(6.5/10)

Scheda: Max Richter

Pubblicazione: 02 Agosto 2009

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