Recensione
Under The Covers Vol. 2 Matthew Sweet
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indie rock Voti redazione e staff

Matthew Sweet

Under The Covers Vol. 2

Shout! Factory

Che raramente i sequel siano all’altezza del primo episodio è assioma che ogni cinefilo può dimostrare con fior di prove, sottolineando quanto i miracoli possano ripetersi solo se si cambia angolatura e taglio; quando cioè riesci a donare alle seconde puntate un’identità e un’anima che non brillano di riflesso. Argomentazioni di simile fattura si possono applicare a quest’altro tomo di riletture di brani altrui offerto da Matthew Sweet e dalla ex Bangles Susanna Hoffs. Di scena ora, dopo i favolosi Sessanta, sono i seventies, decennio regolarmente svergognato - spesso con ragione - almeno fino al fatidico 1976. Sarà anche che gli sdoganamenti si sono fatti sempre più improbabili per compensare la frenetica e vana ricerca di novità, ma in ogni caso ancora facciamo fatica a digerire Carly Simon (con You’re So Vain, ovvio), i Bread o un pacchiano medley degli Yes. Perché il finto rock di Rod Stewart era l’altra faccia della disperazione celata nei Big Star; il dopo Beatles dei Lennon e degli Harrison impattava la grandeur di Todd Rundgren e il “power pop” marca Raspberries si riverberava dentro al Tom Petty di Here Comes My Girl, allorché i faciloni Fleetwood Mac impazzavano ovunque. Questo furono, in sintesi, i ’70: riflusso della controcultura ed eccesso che, a suo modo, rispondeva alla crisi; più tardi tempesta punk - qui totalmente ignorato dal duo - e macerie utili a una splendida ricostruzione. Under The Covers Vol.2 affronta i contrasti di cui sopra solo per la prima metà cronologica, appiattendoli con la simpatia degli amici che suonano ciò che gli piace senza prendersi sul serio. I risultati, va da sé, non possono che essere gradevolmente superflui.

(6.4/10)

Scheda: Matthew Sweet

Pubblicazione: 15 Agosto 2009

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Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2009)

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