Nel dicembre del 2001 l'ineffabile Jim James, cantante e chitarrista dei My Morning Jacket, sentì di dover spendere un po' di tempo a smaltire la tristezza per la morte dell'amato George Harrison, avvenuta il 29 novembre. Niente di meglio che una bella seduta d'incisione alle prese col repertorio del più giovane Beatles, dalla quale, dopo quasi otto anni di decantazione, si è deciso a ricavare un ep, sei tracce per ventisei minuti.
Valeva la pena di rispolverare quei nastri? Sì. Non ci girerò intorno: c'è qualcosa di magico in queste esecuzioni, costituite dalla sola chitarra acustica e da quel popo' di ectoplasma esotico che è la voce di James quando si presenta nuda, o meglio avvolta in una bambagia di eco e poche sovraincisioni ad abbozzare il controcanto. Dal misticismo impalpabile e stordente di Long, Long, Long alla dolcezza spettrale di All Things Must Pass, passando per le inquietudini speziate di Love You To, il sincretismo accorato di My Sweet Lord e le palpitazioni trattenute di Behind That Locked Door e Ballad Of Sir Frankie Crisp, è tutto uno scorrere di brividi allibiti.
Aiuta non poco quel fare da John Martyn etereo, fantasma tra fantasmi, inebriante tristezza aggiunta alla serica malinconia. Un plauso per la scelta dei titoli, ché fare a meno di pesi massimi come Something e While My Guitar Gently Sleep senza pagar dazio non è cosa da tutti. Mi resta da capire il perché di quel moniker: Yim Yames? Mah.
(7.0/10)
Scheda: Yim Yames
Pubblicazione: 29 Luglio 2009
File under: folk psych
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