A due anni dall'apprezzato debutto Forget About, attesa stemperata dall'ottimo split How This Word Resounds con Christian Rainer, gli aretini Kiddycar calano la carta del sophomore album forti dei molti riconoscimenti (invitati ad un programma della BBC sono stati presentati come una delle più interessanti nuove band europee) e della fresca firma con l'etichetta Rai Trade. Sunlit Silence gode infatti di una maggiore padronanza di mezzi e direzione, una dozzina di tracce in accorto e trepido equilibrio tra camerismo onirico ed electro pop, sentori seventies sdrucciolati negli electric dreams degli ottanta, enfasi spacey e ombrosi subbugli french-touch.
Le trame sono calde e appassionate come sogni androidi (in inglese e francese) appena sfornati in un mondo che si ostina umano a partire dalla voce flautata di Valentina Cidda, spalmata su apprensioni circa Lali Puna (Drop By Drop), sogni spersi Radar Bros (Another Life) e fatamorgane Goldfrapp (Il Fait Jour). Spuntano talora retaggi cosmici Air su enfasi post-prog (Hungry Sky Swins On The Deep), altrove un synth à la Baba O'Riley introduce incipiente ballad Notwist (C’est Drole, munita di tromba, violino e tastierine eighties), riservandoci il meglio col bolero folktronico di Purple Fish Wedding, benedetto da un brividoso recitato iniziale (in italiano) della stessa Cidda, di cui val bene ricordare tra le altre cose l'attività parallela di scrittrice e quella passata di doppiatrice.
Disco indubbiamente valido, molto curato nei dettagli, arrangiamenti all'insegna di un'inventiva funzionale, timbri e dinamiche al guinzaglio, insomma: tutto a posto. Malgrado ciò - o forse proprio per questo - soffre di una certa rigidità formale, figlia forse del volersi frutto perfetto da esporre sulle piazze più esigenti. Non è per forza un difetto, ma il vermicello si trova spesso nelle mele genuine. Quelle che non sciupa, hanno più sapore.
(6.6/10)
Scheda: Kiddycar
Pubblicazione: 29 Agosto 2009
File under: electro pop
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