Recensione
Self Titled Drawing Voices
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Pennarello free Voti redazione e staff

Drawing Voices

Self Titled

Hydra Head

Craig Dongosky è un prof della Georgia che dell’arte del disegnare voci ha scritto un saggio, prima che un album. La sua teoria si basa su un semplice assunto “disegnare è di per sé un linguaggio e se i suoni dei pennarelli sulla carta (le evoluzioni e le pause della mano) identificano un autore tanto quanto il disegno che verrà, allora il processo del disegnare parla di sé emettendo suoni che sono un’espressione sonora di un’arte specifica”.

Una pizza concettuale nel solco della vecchia scuola avant novecentesca (musica concreta, la scuola minimalista, il solito John Cage, ecc.)? Non proprio. Le varianti hanno un certo peso e soprattutto il risultato non è per nulla barboso. Con l’aiuto di Aaron Turner (chitarrista degli Isis ma anche cover maker quindi disegnatore pure lui), il prof alterna esempi di scrittura registrata in lo-fi (Scattered Shavings, A Choir Speaks), a episodi dove il tratto viene trasfigurato in differenti texture grazie alla manipolazione digitale (Mask,Being Born Broken).

Non solo, Dongosky non fa il purista, utilizza anche voci vere in sovrapposizione (ancora Mask) creando così raddoppi e aumentando la complessità. A reggere l’impianto troviamo sporadici pattern ritmici, infine, il tocco di Turner alla chitarra (specialmente in Shrine Of Wreckless Illumination) a conferire quel giusto scarto psych a un album, come dicevamo, dall’appeal classico contemporaneo ma che dei cosiddetti contemporanei, in fin dei conti, non condivide una qualsivoglia struttura. Probabilmente rientrerà nella democrazia del linguaggio dongoskyiano, una risorsa in più sotto forma di molteplicità d’approccio a un disco non facile, ma affascinante e per nulla vetusto.

(6.8/10)

Scheda: Drawing Voices

Pubblicazione: 01 Maggio 2007

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2007)

Rss
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