Recensione
World Without End Bob Frank, John Murry
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folk rock Voti redazione e staff

Bob Frank, John Murry

World Without End

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L'appassionato di Americana che è in voi ha sempre sognato un paio di zii così, un po' falegnami un po' becchini, le spalle grosse e nella testa (nel cuore) storie da raccontare. Storie di frontiera e fantasmi, di fantasmi caduti nel tentativo di domare (plasmare, definire) la frontiera. Fantasmi non del tutto pacificati, con qualcosa da dire ad un presente che non smette di scontrarsi con nuove più o meno legittime frontiere. Bob Frank, 62 anni da Memphis, e John Murry, ventisettenne da Tupelo, sono i due strani zii del caso. Zii d'America, naturalmente. Il primo è un veterano in pista dai primi settanta, il secondo un chitarrista e cantautore già al lavoro con svariati progetti quali The Dillingers e Lucero, area Memphis. Un giorno s'incontrano e decidono di avviare un combo chiamato Los Gueros, finché non maturano l'idea di un disco di murder ballads in duo, magari prodotto da Tim Mooney degli American Music Club. Questo disco.

In cui appunto dieci fantasmi – con data di trapasso allegata - si agitano in altrettante tracce. Li vedi alzarsi dalla cintola in su e raccontare con voce calda e brumosa, dando vita - sic! - a ballad ora luccicose (Bubba Rose, 1961) ora ectoplasmatiche (John Willis, 1844), ora cupe e sdrucciolevoli (il brodo Dirty Three/Dire Straits di Boss Weatherford, 1933) e ora più distese (la placida digressione Red House Painters-Willard Grant Conspiracy di Tupelo, Mississippi, 1936). Organi, violini, lap-steel e percussioni - l'armamentario standard del caso - si muovono su uno sfondo di feedback e brume elettroniche (vedi l’allucinato finale di Joaquin Murietta, 1853 o la mazurca macabra da Nick Cave marionetta di Madeline, 1796).

Una voglia di contagiare la tradizione di modernità che si ferma forse un attimo prima di diventare davvero interessante, senza evitare all'impasto un retrogusto di messinscena, evidente persino nella grana lo-fi della ghost (ehm…) track. Disco comunque ben ideato, ben scritto, ben suonato, ben interpretato.

(6.8/10)

Pubblicazione: 01 Giugno 2007

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2007)

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