Eric Chenaux bisogna prenderlo in considerazione sempre come se fosse in coppia con Sandro Perri e come quest’ultimo se ne è uscito con un disco di folk anni ’60 leggero e gradevole, così ecco Chenaux che vuole farlo anche lui. Sloppy Ground quindi fa il paio con Tiny Mirrorse il risultato è manco a dirlo… leggero e gradevole. Anche abbastanza ardito se paragonato con il primo disco. Si veda subito l’apertura free di Am I Lovely e quella tiritera giocosa costruita con il wah wah e la fisarmonica di Love Don’t Change. Insomma, Chenaux si fa rivedere sotto il segno di una sostenibilissima leggerezza dell’essere per parlare di amore come il più navigato dei trovatori folk di quei “meravigliosi anni sessanta”. Il tono della voce continua a farlo assomigliare a Richard Youngs, e gli episodi che solleticano l’immaginario scozzese aiutano a pensarla così, si vedano soprattutto Have I Lost My Eyes, Boon Harp e Old Peculiar. Il difetto di un disco così è che tolta tutta la patina buonista ci rimane davvero poco o forse sono solo io che di solito parteggio per i cattivi.
Di certo l’aspetto strumentale è notevolmente migliorato rispetto all’esordio e i brani trovano la loro ragion d’essere in modo sciolto e naturale. Spesso si tratta anche grandi brani. Insomma, è sullo stesso livello del disco di Perri, forse anche leggermente migliore, onde per cui:
(6.8/10)
Scheda: Eric Chenaux
Pubblicazione: 16 Giugno 2008
File under: folk
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