Andreas Otto, classe ’80, è cresciuto con una passione viscerale per i Mouse On Mars. Dopo averli sentiti per la prima volta la sua vita è cambiata: si è tuffato nei cultural studies all’Università di Lüneburg (vicino a Amburgo) e in quella sede ha gettato cuore e anima oltre gli ostacoli della vita, componendo ore e ore di musica elettronica. Ha imparato a suonare pure la batteria e il violoncello in quel periodo e soprattutto, grazie a un’ambizione e un metodo tutto teutonico, ha aperto un’etichetta personale, la Pingpung - una sorta di Sonig neanche a dirlo - con la quale ha prodotto i lavori di Peter Presto, Vanishing Breed e Mister Tingle.
Nel 2004, sotto il nome di Springintgut (ovvero il nome di una via di Lüneburg), è uscito allo scoperto con Posten 90 e la sua biografia pre-Park And Ride potrebbe concludersi qui: con l’assunzione allo Stein Institute di Amsterdam, una manciata di collaborazioni a musiche per film e una pugno di date di spalla a FS Blumm, The Books e - ovviamente - i paladini senza i quali non sarebbe arrivato fin qui, i Mouse On Mars.
Guarda caso, è proprio Jan St. Werner a elogiare Park And Ride, registrato per metà in un bosco e per l’altra in giro in bici per Amsterdam. “What an album!” ha detto l’illustre pluridecorato elettronico.
Certo, “What a Mouse On Mars album!”, gli rispondiamo idealmente, perché se Day Off se la batte tra ritmiche Warp e l’elettronica pelosa e bofonchiata à la Iahora Tahiti , Colossos sciorina il sincopato di casa Sonig per una IDM in barrique, Whistleblow Biker potrebbe benissimo costituire un’outtake di Audioditaker (con complimenti annessi), e Everything In Focus gioca con l’ambientale su modulazioni di frequenza semiserie, che sono un’altra caratteristica nota del duo.
Per l’80% buona emulazione, per il restante un disco di indietronica più che buono, con un gioiellino come Cousteau, suonato tra suoni caldi e cartilaginosi dal grande intarsio (complice l’arpeggio dell’amico Max Fey), e con quella Precastor dagli smalti suadenti su tela noir post-Portishead dal gran gioco d’angoli (grazie alla cantante giapponese Kazumi), l’album ha un unico, piccolo difetto: l’assenza di creatività del suo autore.
Otto si muove per schemi strabazzicati ma dal sicuro effetto. Pertanto ci auguriamo di trovarlo accanto a una metà creativa a rompergli le uova nel paniere in futuro, un sicuro antidoto d’effetto a cotanta e professionale impersonalità …e con questo siamo all’ennesimo disco City Centre Offices che stronco. Quand’è che l’etichetta si deciderà ad osare?
(5.0/10)
Scheda: Springintgut
Pubblicazione: 01 Marzo 2007
File under: Indietronica
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