Recensione
Dylan Mania Béatrice Ardisson
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Compilation di cover Voti redazione e staff

Béatrice Ardisson

Dylan Mania

Naive

La specialista Béatrice Ardisson, già curatrice delle apprezzate raccolte di cover varie Paris Derniére, dedica ora un volume monografico a his Bobness pescando tra quelle più recenti e/o meno sentite nell'oceanum magnum delle cover di Dylan (che è tale da quintuplicare -a tenersi stretti- la pur nutrita discografia del cantautore).

Se infatti si eccettua la chiusura, affidata alla Knockin' on Heaven's Door che Antony aveva già disenfatizzato e riportato a casa sua nella colonna sonora di I'm Not There, i nomi non sono granché noti; il che rende questa compilation un favore fatto, appunto, ai dylan-maniaci risparmiando loro la fatica, posto che ne avessero saputo l'esistenza, di andare a recuperare questi ennesimi omaggi al Maestro.

I risultati però sono altalenanti: si apre con una Like a Rolling Stone la cui frenesia r'n'b da cartolina si risolve in un cantato ammazza-melodia e in un rullante raddoppiato che dovrebbe pompare e invece risulta noioso (meglio il dream pop dell'altra versione, bonus solo per la versione digitale del disco) mentre il funky-soul di Just Like A Woman è onesto, ma anche qui la (splendida) melodia originale è sparita, come nella comunque più riuscita Ballad of a Thin Man, tra JJJ e Mick Harvey.

Va meglio con una morbida Lay Lady Lay, con la versione Devo di Subterranean Homesick Blues ad opera dei Minuscule Hey (ma funziona anche l'altra, il blues sfacciato degli Slumcats), col tecnopop degli Automatiq alle prese con I Want You e quello folle dei Kimisolo che fanno Mr. Tambourine Man a metà tra una samba e i Fiery Furnaces, o con i Pixies virati tecnofunk di un altro bonus, Tombstone Blues.

Spazio alle stranezze, dunque (il country è limitato a To Ramona, il gruppo che la esegue non si chiama These United States a caso, evidentemente) e all'approccio irriverente.

E sono proprio questi momenti, in cui canzoni storiche ricevono un po' di luce nuova, i migliori di un disco che perde un po' troppo spesso l'occasione di essere ciò che era nato per essere: l'occasione di riascoltare un repertorio di pregio che magari ci si era stancati di ascoltare in versione originale.

(6.0/10)

Pubblicazione: 28 Luglio 2009

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Giulio Pasquali
Giulio Pasquali (Album 2009)

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