Recensione
(quintet) Pristine Cettina Donato
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jazz Voti redazione e staff

Cettina Donato

(quintet) Pristine

Wide Sound

Debutta Cettina Donato, classe '76 da Messina, pianista dal tocco soffice e intenso, compositrice generosa e raffinata, una insomma capace di ribadire con disinvoltura il benedetto topos meridionale che vuole mistero e carnalità sposati in un lirismo suadente, al limite anche solenne. Cinque pezzi su otto sono suoi, di tutti cura gli arrangiamenti, in duttile quintetto o nella più rarefatta formula del quartetto, comunque circondata da musicisti di vaglia tra cui spicca un Paride Furzi eccellente al contrabbasso ed il bravo Jerry Popolo al sax (soprano e tenore).

Quando tiri le somme scopri che un filo rosso percorre i cinquanta minuti del programma, un'autorevolezza appassionata, un professare amore per il jazz così intensamente da farlo sembrare una cosa sbocciata dal suolo, dai profili, dai colori, dagli aromi, dai miti di una terra adorata. E' allora che bisogna arrendersi all'evidenza, che cioè un disco pur sostanzialmente privo di qualsivoglia "novità" formale può apparire assolutamente necessario, figlio legittimo del presente.

Sgrani il rosario e t'imbatti nel divertissement arguto di Cum passi ‘dda (tra caricatura tango e virtuosistica variazione blues), nella stilosa pensosità davisiana di Stromboli, in una Waltz Time che sembra uscire dal canzoniere di Bill Evans, nel vitalismo swing di Conchita Blues, nella devota irriverenza con cui due classici immortali vengono piegati, sezionati, coniugati, distillati (Summertime e A Night In Tunisia). In ognuna il piano di Cettina incede con passo di dolce architrave, con la sua puntualità essenziale, il suo tepore accorto e inflessibile, ma è forse nella blanda mestizia blues di Mel Lewis - pezzo formato Salvatore Buonafede - che lo fa al meglio.

Peccato per quella copertina che azzarda simbolismo naif degna al più di un Nini Rosso, ma ci si può passare sopra.

(7.2/10)

Scheda: Cettina Donato

Pubblicazione: 15 Giugno 2008

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