Pur coi dovuti distinguo, la storia della signora Jones è da affiancare a quelle di Bettye Lavette e Candi Staton, grandi artiste soul che vedono i propri meriti riconosciuti in colpevole ritardo. Nata un po’ di anni fa ad Augusta, Georgia, Sharon si fa le ossa intonando lodi a Iddio e poi scegliendo temi più terreni mentre l’abito sonoro si adegua. Quando da adolescente si trasferisce con la famiglia a New York, i tempi sono maturi per farsi investire da funk e disco e infine diventare apprezzata corista fino alla crisi degli Ottanta, in cui il mercato serra le fila ed è l’hip-hop a occupare il proscenio. Trova un impiego presso la prigione di Rykers Island, seguitando a visitare la chiesa e cantarvi fino al 1996, anno in cui si imbatte in un talent scout della piccola, pugnace Desco.
Da lì la strada va in discesa: grazie a un congruo numero di 7” e un soul vintage ricco di sentimento, la Jones rientra nel giro e approda alla Daptone di Brooklyn, presso la quale ha finora pubblicato due LP accompagnata dai visi per lo più pallidi Dap-Kings. Lungo l’intensa attività concertistica, la comitiva s’è ricavata spazio necessario per dedicarsi alle registrazioni di questo terzo 100 Days, 100 Nights, efficace bignami del suono Stax di metà Sessanta. Cantato ed eseguito ispirandosi alle pagine giuste dei libri di Storia, consegna una miscela filologica, nondimeno dotata di umori pop efficaci nel donare piacevolezza estrema che non scade in ruffianeria. Da un lavoro che scorre convincendo più e più volte, estraggo quasi a caso l’incalzante title track (impreziosita dall’azzeccato cambio di marcia), la ribalda Answer Me, il calore di Humble Me, gli ottoni sodi dentro Tell Me e i fianchi torniti di Be Easy.
A differenza delle colleghe succitate - che contano sia maggior talento che sponsor eccellenti - non diventerà il caso “black” dell’anno, tuttavia ridimensiona in mezz’ora le troppe insipide bellocce nei Top 20.
(7.0/10)
Scheda: Sharon Jones & The Dap-Kings
Pubblicazione: 15 Settembre 2007
File under: soul
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