Uno dei primi paesi africani a conquistarsi l’autogoverno - conferito dagli inglesi in via definitiva nel 1960 - la Nigeria cadde, sei anni più tardi, sotto una dittatura militare a forte impronta accentratrice. Da lì iniziava lo stillicidio di guerre civili e ulteriori colpi di stato che è la realtà quotidiana di quelle terre martoriate. Terra piuttosto ricca di giacimenti petroliferi da cui trae profitti anche il nostro paese, ha goduto grazie a ciò (e nonostante la situazione politica e sociale) di un panorama musicale fiorente, spesso contaminatosi con l’Occidente e gli Stati Uniti in particolare.
Ed è una peculiare interpretazione della soul music che viene in mente ascoltando - anzi: facendosi folgorare da -Orlando Julius in questi due fumiganti CD che lo fotografano nel periodo tra il ’66 e il ’72. Proprio nel ‘66, il ventitreenne altosassofonista esordiva accompagnato dai Modern Aces con l’album Super Afro Soul (su Polygram!), nel quale mescolava la musica “highlife” importata dal Ghana con influenze jazz e suggestioni regalategli dai ripetuti ascolti di Smokey Robinson, Temptations (eloquente la ripresa della loro My Girl) e Otis Redding. Ne nasceva una versione più percussiva - in formazione conga e bonghi, ma pure l’agigdigbo dei rituali Kokoma - del rhythm and blues che riscuoteva un successo immediato nei club di Lagos.
Ecco allora spiegata l’irruzione di contorti assoli nello stile del suo mito Coltrane su gioiosi bombardamenti d’ottoni tipicamente Stax a loro volta poggiati su tappeti ritmici battenti e ipnotici. Impossibili in un qualsiasi brano occidentale coevo, come del resto le chitarre insieme serpentine e grattate, una Ijo Soul metà Hold On I’m Coming e metà I Feel Good ma che culmina in qualcosa di unico. Così, e con successi come Jagua Nana, Topless e Ololufe, Julius divenne nel suo paese una stella superiore anche a quel Fela Kuti che se ne uscirà con l’”afrobeat” solo tempo dopo.
Rispecchiando l’evoluzione della black americana, il sassofonista indagò nei seguenti Orlando’s Idea e Ishe - compendiati nel secondo CD - il funk (garantisce l’omaggio James Brown Ride On) con la nuova formazione Afro Sounders, espandendo le durate dei brani e cadendo in benefiche tentazioni rock e funkedeliche. Psychedelic Afro Shop recita uno dei titoli di quella fase, pienamente esplicativo. Esaurita la spinta propulsiva, Orlando entrerà nel giro della fusion americana passando lunghi periodi lontano dal suo paese, dove ha fatto acclamato ritorno nel 1999. Un suono che va dritto alla fonte delle origini tribali della musica nera, questo, strettamente legate al cordone ombelicale della “madre Africa”. Da conoscere assolutamente.
(7.8/10)
Scheda: Orlando Julius
Pubblicazione: 15 Ottobre 2007
File under: african rhythm and blues & funk
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