Etichetta sugli scudi in questa fine d’anno, la madrilena Vampisoul reca tre assi autunnali capaci di sbancare dopo la recente lieve flessione al di sotto dell’abituale standard. A riportarci ai livelli che conoscevamo (attenti però, ragazzi, o ci aspetteremo sempre il meglio da voi) è una raccolta che porta il nome di Nathaniel Meyer fuori della cerchia di intenditori “black” della quale era fin qui patrimonio. Raccolta bene assemblata, per di più, perché oltre alle copiose e puntuali note di copertina contiene praticamente tutti i singoli editi da “Nay Dog” - come amava farsi chiamare - presso la Fortune Records nei Sessanta (per questo manca l’altro suo hit I Don’t Need No Bald Headed Woman...) e due estratti di un singolo di inizio ’80, però legnosi e poco riusciti.
Arrivò a incidere che era adolescente, Mayer, accasandosi presso la bizzarra etichetta dei coniugi Brown, cui non solo lo strapotere Motown impedì a Detroit più ampi successi. Si registrava in economia di mezzi, come del resto certifica la bassa qualità tecnica delle registrazioni, in un unico stanzone e in presa diretta, conferendo in tal modo una veste più ruvida a suggestive cartoline d’inizio Sixties. Più spesso Animal House che American Graffiti, se volete un paragone filmico, oppure ipotesi di Sam Cooke garagistico, sguaiato e poco incline ai compromessi (Lover Please, il cavallo di battaglia Village Of Love). Posizionati in ordine cronologico e unificati dall'approccio grezzo e spontaneo, i brani permettono di cogliere il transito stilistico dal rhythm and blues ancora tinto di "doo-wop" che si contamina col pop e rinasce funk (sensazionale I Want Love And Affection…) passando per spigoli prossimi a James Brown e una versione cruda del suono Stax.
Uno di quei casi in cui l’economia di mezzi e un artista incandescente apportano una visione personale della regola - si veda l’iconoclasta, splendida e per l’epoca parecchio avventurosa versione di Summertime - col merito di ribadire quanto sia radicata nella metropoli del Michigan la passione per motori e rumore, e quanto da sempre questi influenzino la musica colà prodotta. Valga a riprova il fatto che parecchi suoi brani siano stati ripresi in tempi recenti da Detroit Cobras, Holly Golightly e Gibson Brothers tra gli altri, e che ogni tanto pare di cogliere cenni dei Rolling Stones di Out Of Our Heads. Nonostante i trascurabili difettucci di cui sopra, operazione meritevole e ascolto esaltante: acquisto obbligato, insomma.
(7.6/10)
Scheda: Nathan Mayer
Pubblicazione: 15 Settembre 2007
File under: rhythm and blues, funk
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