Recensione
Kurr Amiina
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Ambient Voti redazione e staff

Amiina

Kurr

Ever

Un quartetto d’archi islandese, di Reykyavik e dove sennò? Formato da sole ragazze, qui la novità. Una gavetta a fianco degli innominabili di Takk e poi via, a tre anni di distanza dal varo, il marchio Amiina è una realtà e non suona proprio uguale ai nomi che non si possono dire (più). Anzi, pensate a quel vecchio fantasma per trentottenni chiamato Penguin Café Orchestra e calatelo nel mondo delle produzioni bedroom di questi anni (Rugla). Pensate a Jens Lekman cuor di panna e rugiada Patrick Wolf e fateli evaporare un po’ con l’accendino.

In pratica, le ragazze fanno chamber music fatata vicina alle Cocorosie ma più umile: una tastierina zucchero a velo e un bel po’ di suonini da mondo delle favole (xilofoni e glockenspiel), fiammelle ad arco, gelatina di chitarrine e una marea di altri oggetti sonori, espedienti-ingredienti di un qualcosa a metà tra il magico-Newsom e il déjà-vu di genere. Un album che pare pensato elettronico e suonato acustico. Una collezione di tracce che sa essere dotta ma alla formalità preferisce una sottile riscoperta del folk purista dei Settanta (Kolapot). Beninteso, non ci sono che (pochi) accompagnamenti vocali e mai testi, come dire che dalla campagna ci s’addentra in silenzio nel bosco (Hilli) ad ammirar le stelle (Boga) e senza andar troppo lontano. Hildur Ársælsdóttir, Edda Rún Ólafsdóttir, Maria Huld Markan Sigfúsdóttir e Sólrún Sumarliðadóttir (dove quel dóttir che trovate sempre nei cognomi islandesi vuol dire “figlia di”, quindi figlia di Sumarli, di Olafs ecc.), cercheranno di far comprendere alle generazioni nate dai Settanta che il magico è questione di volerlo vedere?

Che basta poco e non servono i cartoni giapponesi e nemmeno Candy Candy? Ne prendiamo atto: difficile e coraggioso emozionare con queste premesse e Amiina poi non è poi così ebete: tinge paesaggi oltre il bucolico con Lori per dire – tastiere, campanellini, batteria rullante e spezzata – s’incammina per calle tra fumi e lanterne, in Blafeldur, intona una fanfara triste come di addio ai propri cari.

Insomma, non è proprio il caso di fare i cretini, anche se qualche cosina un po’ così così c’è (Sexaldur). Questione di voler vedere il neo quando c’è un metro e mezzo di pelle chiara come il latte però. Che poi, volete mettere con quelle pizze della Resonant?

(7.0/10)

Scheda: Amiina

Pubblicazione: 01 Giugno 2007

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2007)

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