Nella foto interna di Rise To Your Knees il viso di Cris Kirkwood è torvo, quasi da reduce, in netto contrasto con la più rilassata posa del fratello. Ne ha tutti i motivi, considerando quel che ha passato, e sembra di leggerglielo in faccia l’inferno in terra dell’ultimo decennio. Rescisso il contratto major dei Burattini Di Carne, si spalancò per lui un abisso esistenziale sempre più fosco: orrende storie di cronaca - anche nera, purtroppo - sulle quali non vogliamo tornare. Preferiamo raccontarvi come l’uomo se ne sia sottratto e abbia messo tutto alle spalle, di quanto sia in ragione di ciò ancor più gradito il suo ripresentarsi tra le fila del gruppo che fondò più di venti anni fa con Curt e il batterista Derrick Bostrom (qui rimpiazzato dal discreto Ted Marcus).
Un altro nome da aggiungere, quindi, sulla lista delle vecchie glorie dell’underground americano riaffacciatesi sulle scene nel corso del 2007, per di più tra quelli che meritano da sempre caratteri maiuscoli. Fantastica quella “sexy music”, come loro la etichettavano in mancanza d’altro, sfuggente e sospesa tra hard, folk, psichedelia, jazz. Così eclettica che non credevi fosse l’evoluzione di un ipercinetico, contorto punk. Cosa resta nel terzo millennio, di tanta meraviglia? Più di quel che si potrebbe ragionevolmente pretendere ma meno che nell’ultimo dispaccio, il pregevole Golden Lies che sette anni fa trovava il solo Curt Kirkwood al timone. Pesano infatti su questi sessantasette minuti alcune lungaggini strumentali e un pugno di brani sfocati, cui tuttavia risponde l’efficace poker inaugurale all’altezza - se non di II o Mirage - almeno di Too High To Die.
Da Fly Like The Wind, On The Rise, Radio Moth e Tiny Kingdom salgono difatti vapori da respirare a pieni polmoni, stonato intruglio tra chitarre alla Jerry Garcia, rivisitazioni poco ortodosse delle radici e piglio squadrato ma agile da primi ZZ Top. Anima di un disco che, nel tanto di buono che dispiega, si fa ricordare soprattutto per The Ship, capolavoro d’oppiacea ballata e tempo sospeso sopra le sabbie dell’Arizona. Le stesse che li videro nascere decenni fa e alle quali si rivolgono oggi, rughe e scricchiolii d’ossa compresi. Umani, dopo tutto.
(6.8/10)
Scheda: Meat Puppets
Pubblicazione: 15 Settembre 2007
File under: american indie-rock
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