Recensione
Art Pop Githead
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old new wave Voti redazione e staff

Githead

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Colin Newman ha fatto a suo tempo la storia del post-punk con tre meraviglie di dischi degli Wire, coi quali tuttora persevera in un presente tra i pochi degni di nota tra i (mai così poco, nel caso) reduci di allora. Sarebbe di per sé sufficiente a garantirsi la nostra sempiterna gratitudine, ma poiché Colin è individuo che, oltre alla fede, vuol tenersi degna anche la stima, ecco che nei ritagli di tempo mette su un gruppo a conduzione familiare con la consorte Malka Spiegel (nei Minimal Compact eoni fa), Max Franken e Robin Rimbaud (ovvero uno Scanner che fa di tutto per nascondersi da se stesso). Questo è il secondo disco della formazione, eloquente e nondimeno depistante nel titolo, giacché i fatti raccontano un ondeggiare verso la costa “artistica” più che quella poppeggiante della mistura (sebbene These Days rimandi all’allure lucente di una Outdoor Miner rappresa e ritmicamente contratta) dentro architetture che spesso interpretano il funk da una prospettiva urbana, algida epperò umanamente pulsante.

Non così devoto ai percorsi Wire come si potrebbe paventare (ma nello scintillante caracollare di Drive By e nel paradosso Blur ante litteram All Set Up, sì), il progetto mostra di possedere, alla luce della contemporaneità, motivazioni salde per la propria esistenza. Nello spazio di un ascolto, infatti, la differenza con le decine di copisti salta all’orecchio, e non potrebbe essere altrimenti.

Chitarre circolari e melodie strisciantemente appiccicose in estatico aprirsi (On Your Own), squadrature che osservano la negritudine dal buco della serratura (Drop, Space Life), nuove acusticherie da camera spoglia (un’immensa Lifeloops) tracciano le coordinate entro cui il quartetto si sposta agile padroneggiando la materia sonora, mescolandola e plasmandola in forme al contempo slanciate e spigolose, in ogni caso ricche di fascino e comunicativa. Nella giostrina stordente di bolle ed elio Jet Ear Game addirittura si ipotizza un proficuo incontro Eno-Laurie Anderson, dove quel passato di canzone sperimentale evocato a nuova vita dal noir pigro che si fa solare in Darkest Star si salda all’oggi. Infine, non manca spazio per una ballad obliqua come Live In Your Head e per la devianza armonica di Rotterdam. Poste in chiusura, suonano entrambe falsamente gentili e giocano con le aspettative dell’ascoltatore come il disco tutto. Guai ad abbassare la guardia e sottovalutarlo, quindi.

Diceva Mingus che, se Charlie Parker fosse un pistolero, in giro ci sarebbero un sacco di scopiazzatori morti stecchiti. A voi l’onore di cambiare i riferimenti storico-stilistici dopo l’ascolto di Art Pop. Due parole che sono in pochi a maneggiare con sapienza, da sempre.

(7.4/10)

Scheda: Githead

Pubblicazione: 15 Maggio 2007

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Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2007)

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