Come raccontavamo nella monografia sui Cul De Sac, il loro chitarrista e fondatore Glenn Jones fu folgorato trent’anni fa dal blues post moderno di John Fahey e non ne fa mistero. Dopo aver intrattenuto contatti epistolare col Maestro, ha in seguito toccato il cielo con un dito grazie a un’epocale collaborazione tra questi e il suo gruppo, poi mostrando lo spirito del devoto adepto nel debutto solista This Is The Wind That Blows It Out. Ora che Fahey non è più tra noi e il post rock ha contribuito ad assegnarli il ruolo storico che gli compete, ne restano gli echi ovunque e in questa seconda sortita di Jones più che altrove.
Nemmeno sarebbe possibile il contrario d’altra parte, considerando che la poetica della scuola “guitar soli” tuttora si appoggia - per il suo lato più creativo - alle intuizioni di Fahey e Robbie Basho. Lo fa evidente Against Which The Sea Continually Beats, registrato a Martha's Vineyard, insulare residenza chic appannaggio dei ricchi della Costa Orientale e località dove il tempo pare essersi fermato. La cosa ha certamente ispirato in larga misura il risultato finale, disteso e di una serenità rara nell’uomo di Takoma Park, ed è in ciò – e nella coppia di tracce “cooderiane” in apertura e chiusura - che Glenn trova una propria via. Viaggia a ritroso per buona parte della scaletta, sfoggiando un armamentario di accordature minuziosamente descritto nel libretto (arricchito di belle foto, reperti d’epoca e toccanti note) e scavando nell’immaginario, nei ricordi, tra amici e luoghi che non sono solo il blues del Delta e gli Appalachi. Sempre in punta di dita, ma sostenendosi su un approccio che lascia filtrare partecipazione, come rivela l’omaggio scoperto The Teething Necklace (For John Fahey). Dai dieci e più minuti di movimento interiore Freedom Raga all’immersione profonda David And The Phoenix, passando per l’ironia antica di Richard Nixon Orchid, una tenue tuttavia nervosa Cady e la crepuscolare Heartbreak Hill, non si butta difatti via nulla in circa un’ora di suggestioni, registrate principalmente alla prima take dall’ottimo Anthony Esposito, che del bostoniano cura anche il suono dal vivo.
Sfoggio di genuina motivazione e capacità tecniche mai fini a sé stesse rendono Against Which The Sea Continually Beats qualcosa di più dell’ennesimo disco a base di chitarra folk-blues, non solo in virtù del fatto che Jones lavora con queste sonorità da tempi in cui costituivano materia da carboneria, e di conseguenza ne maneggia abile ogni sfumatura.Da seguire con ancor più attenzione, allora, meglio se facendosi aiutare dal nostro muscolo involontario più importante.
(7.3/10)
Scheda: Glenn Jones
Pubblicazione: 15 Marzo 2007
File under: acoustic instrumental folk-blues
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