Recensione
The Scene Of The Crime Bettye LaVette
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soul Voti redazione e staff

Bettye LaVette

The Scene Of The Crime

ANTI-

Ne avrebbe ben donde, la signora LaVette, di volgersi al proprio passato e piantare un vero “hell”, come del resto recitava il titolo del suo disco/capolavoro vecchio ormai di due anni. Cantante dalle corde ruvide ma seriche, assaporò successi a 45 giri nella prima metà degli anni Sessanta per vedersi cancellare nel 1972,  dall'Atlantic - all’ultimo momento e senza spiegazioni - l’lp d’esordio Child Of The Seventies; dovrà pazientare un decennio tondo per il debutto e un nuovo millennio per la riesumazione del primo disco vero e proprio. Fato ingiusto che definire canaglia è un eufemismo, ma siccome a volte il tempo si ricorda della galanteria e le donne sanno tener duro, la Nostra ha visto smuoversi negli anni recenti un po’ di interesse attorno. Alla Anti hanno infine deciso di investire in lei e il resto, se avete un minimo di interesse per l’universo della musica nera, l’ avrete mandato come minimo a memoria.

Il “ritorno sulla scena del crimine” non vale quanto il predecessore e neppure potrebbe, essendo quello un probabile attimo irripetibile, tuttavia si esprime con eloquio sicuro e fermo, padroneggia carisma e personalità in modo efficace. Subentra a Joe Henry la leggenda dei Muscle Shoals Spooner Oldham, impegnato alle tastiere e nel coordinare gli impeccabili Drive By Truckers. Fatti due conti, sapete cosa attendervi dalla diecina di brani proposti: soul di parentado sudista, intinto nel country e più che in passato propenso a impennate rockiste. Ciò che Tina Turner sarebbe potuta essere se si fosse circondata dalla gente giusta, solo molto meglio. Carnale, sensuoso, meditativo, mesto, il disco si propone tenacemente partecipato: nulla conta il fatto che Bettye attinga nuovamente da altri autori per la compatta scaletta.

Li fa subito suoi e per sempre, i brani, che siano firmati da Willie Nelson o da Elton John, raccontando un po’ di sé: puntate l’esortazione Somebody Pick Up My Pieces eretta su cuore in mano, piano e fantasmatica slide (formula ribadita con successo dal commiato I Guess We Shouldn’t Talk About That Now), l’uno-due caloroso di Choices e Jealousy, la polemicissima autobiografia Before The Money Came. Non bastasse, abbandonatevi a Talking Old Soldiers, stanza rinfrescata del Tropicana Motel abitato da un giovane Waits. Non ha dimenticato i suoi trascorsi poco felici, Bette LaVette: ne ha fato materia di splendida musica. Come non esserle grati?

(7.5/10)

Scheda: Bettye LaVette

Pubblicazione: 10 Settembre 2007

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Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2007)

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