Potenzialmente, Biolay è uno che può far diventare verdi dall’invidia: bello e talentuoso, occupa saldo una posizione di assoluto rilievo tra le nuove generazioni di “chansonniers” francesi. Lionese e con un background di studi conservatoriali (evidenti nell’eclettismo strumentale e nel gusto con cui arrangia gli archi), s’è affacciato alla ribalta con discrezione, scrivendo e producendo per Keren Ann, Henri Salvador e Juliette Gréco.
Giunge qui al quarto album, dopo aver brillantemente superato due anni or sono la difficile prova del terzo, il quale resta nondimeno il suo apice insuperato. Lo ha fatto però dubitare l’autore, fino a una buona metà abbondante di scaletta in cui non si butta via niente, dalla statica, ombrosa La Garçonierre che rinnova Serge Gainsbourg - un mito per Biolay: gli si crede - all’autentico capolavoro di "ballata cameristica" La Chambre D’Amis, alla scansione modernista sotto Douloreux Dedans a una Regarder La Lumiere che dici sottratta a un Songs Of Faith And Devotion più romantico. Splendida a tal punto, è azzeccata sintesi di presente e futuro.
Però: succede che dal sensazionale picco intimista sopra magnificato, il “trash” del titolo d’un tratto si imponga e appesantisca quasi tutti i brani che seguono. Non si può restare indifferenti e sordi di fronte al bolso disco-rock Qu’est-ce Que ça Peut Faire, allo stucchevole avvitarsi privo di centro Cactus Concerto, a un pop linearmente modesto che si redime solo con la morbida Laisse Aboyer Les Chiens e in una seconda metà di De Beaux Souvenirs che unifica Nick Drake e Momus.
Un po’ troppo ineguale Trash Yé Yé, per raccogliere più di una promozione con riserva, di quelle che fanno benedire il tasto di avanzamento veloce del lettore; peccato, perché di canzoni seducenti o slanciate come Dans La Merco Benz e Bien Avant non se ne ascoltano ogni mese. Che t’è preso a un certo punto, Benjamin?
(7.0/10)
Scheda: Benjamin Biolay
Pubblicazione: 10 Settembre 2007
File under: nuova chanson d’autore
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