Che gli Zu sono (e rimangono) una delle realtà italiane più interessanti del nuovo millennio, almeno per quanto si è visto finora, non ci siamo ancora stancati di dirlo. La formula, ormai consolidata, del 3 + 1, con un “ospite” che di volta in volta si aggiunge al trio, rimane una fonte inesauribile di creatività. Una formula così efficace da nascondere anche eventuali e possibili incidenti di percorso o perdite della retta via.
La presenza di un quarto elemento, nel caso degli Zu, non rappresenta una semplice aggiunta numerica, ma uno stimolo ad esplorare nuovi stili e nuovi orizzonti musicali. E’ per questa voglia di trasformarsi attraverso le collaborazioni che, finora, il trio romano ha attinto alle fonti più disparate per cercare il “quarto Zu”: dal jazz sperimentale (Mats Gustafsson) all’avant hip hop (Dälek), passando per il violoncello di Lonberg-Holm e l’hardcore di Xabier Irondo. Mancava l’incontro/confronto con l’elettronica, con il suono immateriale. Detto fatto.
E siccome ai tre romani piace fare le cose in grande, ma non sono ancora riusciti a produrre un disco con il loro amato Alvin Curran, ecco comparire sulle scene Nobukazu Takemura, che si associa alla band portandosi dietro il suo bagaglio di elettronica sperimentale. Giapponese, di casa alla Thrill Jockey, Takemura ha attraversato la musica in maniera nettamente trasversale, passando dalle collaborazioni “colte” con Steve Reich e Dj Spooky, al glitch, dal noise all’house music.
L’armamentario con il quale si presenta al cospetto di Zu è semplice: microwaves, tappeti noise e “sporcature” glitch, con l’intento di riempire gli spazi lasciati liberi dal trio. Gli Zu, dal canto loro, non cambiano di molto la loro impostazione, con un sound duro, cupo e frammentato, che in questo album tende spesso verso il doom (Standing On This Zero Spot). E’ proprio la frammentarietà che unisce la musica degli Zu a quella di Takemura. Una frammentarietà che compare e scompare, ricomponendosi nel continuum ambient-noise di Unusual Conversation With Yama, per poi disfarsi subito dopo nella schizofrenia di Awake In The Next Room, che recupera la durezza scomposta dell’iniziale Alone With The Alone.
La melodia è quasi assente (fatta eccezione per i riff di basso e/o sax), complice un Takemura quasi esclusivamente attento alle caratteristiche timbriche del suono, lasciando da parte le altezze, così da trovarsi in perfetta sintonia (a volte solo e a volte insieme a Jacopo Battaglia, che in alcune occasioni mette da parte le bacchette per affiancarlo ai live electronics) con i giochi rumoristi del basso di Massimo Pupillo e le “urla” del sax di Luca Mai.
Le atmosfere, degne di un Miles Davis proiettato nello spazio, di Deliver Me From The Book Of Self, chiude in bellezza un disco che fa sorgere spontanea una domanda: ma com’è che gli Zu, pur sfornando album a ripetizione, non riescono a farne uno brutto? Sarà che la formula 3 + 1 funziona davvero?
(7.2/10)
Scheda: Zu
Pubblicazione: 01 Febbraio 2007
File under: Jazzcore crossover
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