Salutati - temporaneamente - gli impetuosi Black Mountain, i canadesi Amber Webber e Joshua Wells fanno il nido in un teatrino mentale dove pressoché tutto accade senza fragore, dove ogni palpito sgomita per farsi pregnante ed ogni riverbero tenta di aprirsi un varco lungo la schiena. Organi hammond, chitarre trepide, violino, piano elettrico, una sparuta batteria: questo l'armamentario, bastevole ad allestire romanticherie spettrali in cui la voce di Amber si destreggia con una certa apprensione al limite della goffaggine, quasi si sentisse corpo estraneo. Non è, in effetti, una gran voce. Limitata nell'estensione, il vibrato elargito con stucchevole generosità, prigioniero di ubbie gothic-dark e fregole psicopompe che ne fanno un bignami Siouxie dalle tacite ambizioni Grace Slick. Priva oltretutto di cuore, e questo è il grave.
Del resto, è ciò che si meritano queste canzoni. Costruite su alcune buone, buonissime intuizioni melodiche, però preda di strutture fin troppo schematiche per non dire frettolose. E' quel che capita ai biechi tormenti dell'iniziale Listened On o alla verve noir di Heaven, dove s'avverte la presenza di un progetto estetico e formale che precede di gran lunga l'urgenza espressiva. In altre parole, laddove i "pionieri" dell'ultima riscoperta psych-folk - Espers, Vetiver, Faun Fables... - tentano di gettare luce su una dimensione nuova perché dimenticata, di reinventarsi una magica verginità espressiva, i Lightning Dust fanno gli smorfiosi con le ombre, recitano sapendo di farlo, si cuciono addosso la parte.
Allestiscono una vera e propria “rivista”, come dimostra quello sconcertante intruso country-pop che risponde al nome di Wind Me Up. Ciò non toglie che riescano ad azzeccare situazioni intriganti, come l'eterea malinconia di Castels And Caves o gli spiragli folk-soul aperti da Days Go By (praticamente un apocrifo Cat Power). Tirate le somme però, credo che in molti consiglieranno loro di rientrare alla base.
(5.7/10)
Scheda: Lightning Dust
Pubblicazione: 20 Giugno 2007
File under: Rock
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