Uscito l’anno scorso negli States via Kill Rock Stars, Standing In The Way Of Control è finalmente edito anche nei nostri territori. E allora eccoci al terzo capitolo di una saga che è diventata sempre più ballabile di albo in albo grazie ad una decisa spinta disco-funk con piglio punk e sferragliante rabbia da “gioventù contro”.
“La nostra missione è di farvi ballare: se non avete intenzione di scatenarvi, allora restate a casa ad ascoltare qualche vecchio brano alla radio", questo dicono e questo fanno.
Il trittico iniziale proposto dal trio americano, capitanato dall’indiavolata e trascinante Beth Ditto, è pura energia disco-punk: Fire With Fire gioca con un funk-post punk che ti prende al collo e alle gambe, la title track è un vero toccasana da dancefloor, apice azzeccatissimo di un disco che ha come intenzione quella di farvi scatenare e Jealous Girls è vagamente Le Tigre con il centro focale nella trame vocali squisitamente soul. Eyes Open è la verve ipnotica che i White Stripes hanno ormai perso da tempo e Yr Mangled Heart un altro numero godibilissimo dove Beth si scatena in lancinanti invettive materializzando singulti puramente punk, come se fosse una novella Janis Joplin virata dancefloor. Con Keeping You Alive le trame si fanno ancora più wave, la voce della Ditto prende sempre più corpo tenendo da sola le redini di un brano che altrimenti sarebbe stato di per sé ripetizione di un canovaccio già spremuto; in Holy Water vengono alla mente fantasmi e asprezze della prima e meravigliosa PJ Harvey e Listen Up! funge da altro momento pregno di adrenalina e di funk. Funzionano persino i momenti in cui si tira il freno a mano virando verso lidi più soffusi e calmi, come nella dolente malinconia di Coal To Diamonds, splendida nelle sue effusioni soul, o nella conclusiva Dark Lines tutta piccole percussioni, chitarra pizzicata, pianoforte atmosferico e il biascicare sexy e Motown della vocalist…
Insomma un disco che, pur essendo di genere e pur avendo come unica pecca un po’ di ripetitività strumentale, non sbaglia un colpo e concede un po’ di respiro a tutto il movimento punk-funk e dintorni, che negli ultimi tempi ha dimostrato di aver perso un po’ di smalto e di fantasia. I Gossipquindi si stagliano un posto fra l’irruenza dei migliori episodi Yeah Yeah Yeahs ed il femminismo punk delle Bikini Kill, ponendo il loro personale marchio nella speranza che non vada rovinandosi da solo nell’arco di poco tempo. Ma per adesso, tutto funziona e più che bene.
(7.0/10)
Scheda: Gossip
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