Quando uscì Return Of The Giant Slits, quel “giant” connotava tristemente un passato oramai lontano per le tre protagoniste superstiti dell’avventura Slits. Come se non bastasse la critica dell’epoca non lesinò stoccate anche pesanti all’album, tacciandolo d’essere stato troppo prodotto e perciò non aderente al patto primitivista radicale inaugurato con il Pop Group un anno prima. E proprio il Pop Group, il faro di quella generazione, era finito, frammentato in almeno quattro band quali Maximum Joy, Pig Bag, il progetto solista di Mark Stewart infine i New Age Steppers, open ensemble nel quale confluivano alcuni reduci d’entrambe le formazioni.
Sotto i miraggi e le fusioni. Tirava una brutta aria. Si dispiegava da una parte la dispersione e dall’altra la depressione, l’aver vissuto una periodo fantastico dal quale difficilmente si poteva opporre un altrettanto potente avventura. Eppure Return Of più prodotto meno coeso di Cut e senz’altro più suonato di qualsiasi cosa fatta in precedenza è un disco dal quale difficilmente si può prescindere in quell’inizio Ottanta creativamente funk e world.
L’etnica stava andando prepotentemente di moda presso gli ambienti intellettuali, pensiamo a Remain In Light dei Talking Heads fino a Bill Laswell (nei Material), oppure (e più vicino alle ragazze), al terzogenito della SPA Public Image Ltd, quel Flowers Of Romance del 1981, dove il post-punk si nutriva di Africa e Giappone passando per mezzo mondo. Pure le Slits, in quello stesso anno, non resistettero a quelle geografie con brani tribali come Heartbeat (dal ritmo cavernoso sul quale Björk ha ripreso la sua Human Behaviour), e altri più orientaleggianti come Life On Heart (il più vicino all’estatica primitif-free del Pop Group ma pure alla No Wave).
Del resto, l’album è tutt’altro che parco d’influenze e altri profumi: c’è molto avant spettacolo e liquorose soluzioni funk (Animal Space / Spacier) ma anche western spiritato (Walk About) e istanze più tipicamente D.I.Y (Improperly Dressed). Le tracce di dub solare che fecero il successo di Cut si respirano unicamente in Difficult Fun, traccia nel quale Bovell sposta le levette come solo lui ma, appunto, potrebbe essere il figlio di un’altra ragione sociale questo ritorno dei tagli giganti. Tagli appunto con il passato e per un futuro che fa un po’ paura. E verrà perciò reciso, almeno sotto il nome di Slits, per venticinque anni. La ristampa di Return Of è corredata da un secondo CD dove oltre a un’intervista - nella quale s’apprendono i rapporti delle ragazze con la stampa e il loro humour - troviamo ben cinque versioni di Heartbeat (per mano di Adrian Sherwood dove anche la peggiore è meglio dell’originale) e un’alternate take della migliore delle loro boutade infantiliste ovvero Face Place, sempre in salsa dub. Acquisto indispensabile.
(7.5/10)
Scheda: The Slits
Pubblicazione: 01 Novembre 2007
File under: ex primitive punk
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