Recensione
Regression Nate Young
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noise Voti redazione e staff

Nate Young

Regression

Ideal Recordings

Non fa notizia il fatto che un terzo di Wolf Eyes abbia intrapreso (l’ennesimo a tentarla, in verità) la via solista. Fa notizia invece che Regression sia un gran bel disco, seppur nella sua inesorabile devastazione di matrice elettronica e per questo poco commestibile da ascoltatori non avvezzi o “fuori dal giro”.

Quasi ambientale e pressoché totalmente in modalità improvvisativa, l'album somma 7 pezzi per 35 minuti ed evidenzia il lato terrificante, prossimo all’horror soundtrack, di Young. Come classificare altrimenti le stasi di synth di Dread o le due parti di Sweating Sickness, con la seconda lievemente più marziale e pirotecnica? Certo, persistono anche qui le escrudescenze rumorose e acide che sono peculiari al gruppo madre, ma sembrano attutite, trattenute, represse. Prendete il loop technoide della conclusiva Untitled: esplode sul finire in lancinanti brutture soniche che farebbero impallidire animi gentili come Aphex Twin, ma vive di un beat alieno che scivola depravatamente sottotraccia per due terzi della durata.

Regression sembra, in definitiva, la perfetta colonna sonora per un horror ambientato in una casa di cura. Quella dalla quale, molto probabilmente, Young è scappato tanto tempo fa.

(6.8/10)

Scheda: Nate Young

Pubblicazione: 20 Luglio 2009

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