Recensione
Blood Visions Jay Reatard
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punk Voti redazione e staff

Jay Reatard

Blood Visions

In The Red Records

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Ritorna nelle sue vesti più consone, le uniche forse che è in grado di indossare, Jay Reatard, la spina dorsale su cui si reggevano gruppi storici come Reatards, Clears e Lost Sounds; e ritorna in veste solista dopo la ormai quasi sicura dipartita del gruppo madre.

Il suono di questo ceffo – in copertina seminudo e completamente imbrattato di sangue – è sempre e comunque inequivocabilmente quello spacciato dalla In The Red: puro e duro rock’n’roll che si snoda in 15 pezzi che messi insieme non fanno neanche mezz’ora di musica. Non vi aspettate però un clone dei Lost Sounds; se l’immaginario di quelli era – citando un loro album – tutto a base di Rats, Brain And Microchips, cosa che ne faceva gli alfieri di un r’n’r a forti tinte wave sottolineato soprattutto dall’uso dei synth, in questa avventura solista Jay punta direttamente all’essenza del rock: melodie angolari che si incastrano in testa, batterie sparate a mille e chitarre che macinano riff su riff. Un termine di riferimento interno alle produzioni dell’etichetta possono essere gli Hospitals, depurati però del grasso strato di feedback noise che ne sovrasta la proposta o – tornando indietro nel tempo – una versione più melodica ed orecchiabile di quei debosciati dei Dwarves (forse per il rimando nella foto di copertina a Blood, Guts And Pussy?).

Prendetevi una breve ma intesa pausa da folkerie varie e glitchismi post-moderni per addentrarvi nel r’n’r più sguaiato in circolazione: Jay Reatard sarà ben lieto di rovesciarvi addosso un po’ di quel sangue in copertina, nascosto tra le trame melodiche di My Shadow o tra le piaghe spastic-core di My Family.

(6.7/10)

Scheda: Jay Reatard

Pubblicazione: 01 Ottobre 2006

File under: punk

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