Recensione
Big Apple Rappin’ (The Early Days Of Hip Hop Culture In NYC 1979-1982) AA. VV.
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rap/hip hop Voti redazione e staff

AA. VV.

Big Apple Rappin’ (The Early Days Of Hip Hop Culture In NYC 1979-1982)

Soul Jazz Records

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Ecco un album, nel caso specifico una raccolta, che, per essere apprezzato pienamente, necessita di essere consumato stringendo tra le mani il suo involucro originale.

Separare la parte musicale da quella informativa, infatti, priverebbe Big Apple Rappin’del suo fascino retrospettivo, in larga parte assicurato dal prezioso materiale contenuto nel copioso booklet di sessantaquattro pagine, all’interno del quale è possibile imbattersi nella minuziosa riproduzione dei flyer dell’epoca, in alcuni casi semplicemente meravigliosi, foto esclusive ed ottime interviste realizzate con i protagonisti di allora.

Come è facile intuire dal sottotitolo della raccolta, il microcosmo esplorato stavolta dai selecter della benemerita Soul Jazz Records è quello della New York di fine settanta, non quella art punk, peraltro ben illustrata e raccontata in altre compilation dell’etichetta, ma quella dei party rap/hip hop, prevalentemente organizzati nel Bronx e capitanati da figure leggendarie come quella di Dj Kool Herc.

Figlia della cultura funk/disco ma anche degli sperimentalismi ante-literam di Last Poets e Gil Scott Heron, la scena rap della Grande Mela vive in questi anni il suo momento di splendore, fatto di etichette indipendenti, sperimentazioni e, soprattutto, di un grande coinvolgimento emotivo e creativo, in grado di attrarre al capezzale del movimento, artisti e musicisti che si riveleranno di fondamentale importanza nel futuro sviluppo culturale e sociale della città. Dal punto di vista strettamente musicale, Big Apple Rappin’, può vantare la presenza di assolute rarità, alcune delle quali, secondo quanto diramato dall’ufficio stampa della Soul Jazz Records, mai prima d’ora commercializzate o suonate al di fuori del circuito cittadino.

Molti dei pezzi in questione risentono della naturale influenza della Sugarhill Gang di Rapper’s Delight, sia per la scelta delle basi sia per quello che riguarda lo stile vocale, ma accanto a questi brani, per così dire, più di routine, è possibile imbattersi in vere e proprie perle come Weekend dei Cold Crush Brothers, pezzo dal quale gente come Jungle Brothers e Jurassic Five sembra aver preso qualcosa in più di una semplice ispirazione.

Personalmente, non mi sentirei mai di consigliare l’acquisto di Big Apple Rappin’a persone che non hanno una buona dimestichezza con la materia hip hop, ma è giusto ricordare che i brani contenuti all’interno di questa raccolta rappresentano le fondamenta di molta della più eccitante musica ritmica oggi in circolazione, dai Daft Punk agli Anti Pop Consortium.

(7.0/10)

Scheda: AA. VV.

Pubblicazione: 01 Marzo 2006

File under: rap/hip hop

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