Recensione spot
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Genere

visione juicy-black ultra

Data di uscita

Giugno 2009

Pubblicazione

13 Luglio 2009

Sa-Ra

Nuclear Evolution: The Age Of Love

Ubiquity

Quando si dice discone. The Hollywood Recordings (2007, su Babygrande) era stato un tappabuchi di lusso, compilazione di pezzi editi ed inediti approntata contro la mancata uscita dell'attesissimo esordio su long, titolo Black Fuzz, programmato per la GOOD Music di Kanye West. I tre Sa-Ra hanno poi continuato le loro cose, remix, collaborazioni, produzioni (tracce importanti su New Amerykah di Erykah Badu, di cui dovrebbe già essere pronto il secondo volume), e si sono dedicati a progetti e attività, non solo musicali, personali (non hanno comunque perso di vista West e la sua cricca).

L'album tutto inediti, tanto atteso, non si sa quanto ripensamento di Black Fuzz, arriva solo adesso e arriva però su Ubiquity (nella versione deluxe, due ciddì, ci sono anche sei pezzi già pubblicati altrove). Ed è una bomba atomica. Black siderale, acidissima, da anelli di Saturno, una marmellata speziata fatta di funk r'n'b soul hip-hop dance electronica, suoni meravigliosamente gommosi appiccicosi gelatinosi succosissimi ultralucidi, musica per un club con tasso di umidità sul 90%: caldissimo, anelloni d'oro, anni Settanta&Ottanta, toppini TI$A MCM e culi dappertutto (il loro è un papponismo sì spaccone ma gioioso e giocoso, non oppressivo). E soprattutto tantissima plastica.

Spaventosa facilità nel bilanciare sporcizia e pulizia, semplicità pop e (quella che una volta si chiamava) malattia. E poi classe e gusto anche quando si sfiora il cattivo gusto (Double Dutch, una cosa tipo slow-grime). E poi, come in una torta fatta bene, senti tutti gli strati quando mordi. Prince cervellotico, l'aura di Sun Ra (fin dai titoli), certa prima house psych alla Lil' Louis ma vestita di nuovo (l'ultimo Two Sides), la lezione dei beat zoppicanti e spastici di J Dilla, le voci miagolanti alla (e della) Badu, persino venature latin cocktailbossasamba (il primo pezzo, con tanto di accenni in spagnolo) e un breakbeat naiffissimo, giusto per fare muovere il sedere. E ancora, un filino di reggae e un filino di jazz.

Il tutto scivola via così bene. Come diceva Zappa (sulle sue contraffazioni doo-wop), «è così unto che non dovreste ascoltarlo, dovreste mettervelo sui capelli». Rispetto al già ottimo Hollywood, si sente subito la marcia in più, l'impatto è più forte, il discorso più visionario, più lanciato, il suono più liquido, languido, lanquido. Meno rapping, meno vocoder, meno vocine pitchate, e nella dialettica electronico (tanto di campioni quanto di suoni sintetici) vs. suonato pare (PARE) pendere più il secondo piatto.

Il punto sulla loro arte, una visione personale di trent'anni di black vista con gli occhi del dopo hip-(p)hop Duemila, e - soprattutto - una visione di una fetta di futuro musicale possibile. PS: subito un rmx dancefloor di Souls Brothers.

(8.0/10)

Scheda: Sa-Ra

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Gabriele Marino
Gabriele Marino (Album 2009)