Dieci anni sono trascosi dal precedente album dei Coalesce e da allora una nuova generazione di punk si è invecchiata, in questo caso neanche troppo male, tra famiglia (la figlianza del cantante Ingram) e carriere universitarie (il PH.D. del chitarrista Steinenger). Quindi Ox, che rinuncia al massimalismo compatto dei precedenti Coalesce, con un suono meno oltranzista e riferimenti del gruppo tutti divenuti espliciti.
Iniziano citando se stessi: le controllate dissonanze di Functioning In Impatience, i riff 70s ultracompressati di Revolution In Just Listening, e indietro al blues/noise meccanico di Jesus Lizard e Dazzling Killmen. Poi momenti prog, che ricordano le rivisitazioni di genere Usa Is A Monster, e giù giù fino agli antenati, il country puzzolente delle praterie americane, tra strumentali ballate spaghetti western ad amplificatori spenti (Where Satir Sour, We Have Lost Our Will) e perfino il bottle neck di Wild Ox Moan.
Il gusto di ripescare le influenze ce lo avevano già mostrato (un disco di cover di Led Zeppelin) e anche questo Ox suona più come una rivendicazione delle radici che come un tentativo di rinnovamento. Voler manifestare come al di là dalla dimensione sovranazionale in cui si colloca solitamente la scena hardcore, a suo modo Coalesce è un prodotto di una certa terra, tra muggiti di vacche e nubi di polvere.
(6.2/10)
Scheda: Coalesce
Pubblicazione: 15 Luglio 2009
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