Avevamo lasciato i Casa con il loro splendido esordio e aspettavamo con speranzosa curiosità il secondo disco. Ma, punto primo, il secondo disco dei Casa non è un disco suonato dai Casa, tranne una traccia live mono, la prima (Tutti Impazziscono Per I Tuoi Occhi Di Cammello Ma Lui No), peraltro già contenuta, nella versione studio, in Vita Politica Dei Casa. Rompicapo risolvibilissimo, se scopriamo quel che si nasconde dietro Remake, cioè un progetto in cui gli “abitativi” hanno commissionato dei remake - né cover, né remix, con una pressoché totale libertà di approccio, tranne la durata obbligata, 5 minuti – ad alcuni gruppi “avant” italiani, da cui poi hanno selezionato una decina di risultati.
Punto due, mai avrei pensato di rispolverare quella storia della traduzione, della sua differenza con l’adattamento, e invece è d’uopo. Mettiamoci nei panni dei gruppi a cui è stato rivolto il “call for papers”; ognuno di loro avrà dovuto selezionare un criterio di pertinenza e un livello di traduzione, cioè un punto, in superficie o in profondità dove trovare un terreno comune con ciò che si va ad adattare, cioè la traccia live di partenza. Ci sarà stato chi si è attaccato alla frase che dà il titolo al brano, facendo risultare la traduzione più “fedele” – è il caso di GG Haka Funcis, o ancora di più di Dressed/Undressed, dove si mantiene la struttura con il testo in fondo, dopo un rumorismo strisciante come un lombrico mosso da synth digitali. Oppure chi, più in profondità, avrà giocato sul minimalismo cui si dà corda in Tutti… nella versione originale e avrà agito su una manciata appena di note – sentite Acidhead, ma anche la techno d’n’b di Luca Dal Lago. Oppure ancora chi avrà lasciato imperscrutabile il proprio ragionamento attorno al remake (Radiomilingo, per esempio). I Casa comunque sia stanno giocando sull’autorialità, sulla differenza tra curatela e compilazione, e hanno scelto le tracce per restituirci come la pensano, perché in fondo, come dice Francesco Spinelli, “sono le nostre canzoni, a parlarci di noi” – e verrebbe da chiedergli, “e quelle altrui?”.
Certo, bisogna verificare il risultato, oltre il piano concettuale che da solo varrebbe il disco. Per esempio è possibile andare alla ricerca di un appiglio su cui ricostruire un filo rosso, una continuità. La sperimentazione? Forse un gusto riconoscibile? Probabile, ma poco. Il fatto – terzo punto – è che l’ascoltatore sa in partenza del legame che tutte le canzoni hanno tra di loro, e questo non può che creare relazioni nell’ascolto, forse fittizie, forzate, ma presenti, e il passaggio da una canzone all’altra vede il nostro orecchio sempre alla ricerca di una continuità sempre disattesa. Che sia questo l’elemento di coesione del disco? Senza smettere di domandarcelo, aspettiamo il prossimo colpo di teatro dei Casa, nuovo stupore.
(7.0/10)
Scheda: Casa
Pubblicazione: 05 Aprile 2008
File under: elettronica traduttiva
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