Recensione
Aidan John Moffat - I Can Hear Your Heart Aidan Moffat
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Porno poetry Voti redazione e staff

Aidan Moffat

Aidan John Moffat - I Can Hear Your Heart

Chemikal Underground Records

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Che Aidan Moffat fosse un vero zozzone lo avevamo ben chiaro, sin dal memorabile incipit di Packs Of Three(“It was the biggest cock you’d ever seen, but you’ve no idea where that cock has been…”, probabilmente il verso degli Arab Strap più citato in assoluto nelle recensioni - questa non fa certo eccezione). Ora, prima di lanciarsi nel primo reale progetto solista, Aidan Moffat & The Best Ofs (debutto discografico previsto entro la primavera), soddisfa un capriccio che – immaginiamo - covava da tempo: un disco di poesia in spoken word. Poesia porno, ovviamente, mista a un po’ di tutto: soft pop, muzak, elettronica, inquietanti messaggi lasciati in segreteria telefonica da boyfriend cornuti, mugolii, gemiti e vagiti di piacere che in confronto Je T’Aime è roba da educande.

Con lungimiranza e furbizia, la Chemikal Underground ha pure allestito un mini-sito vietato ai minori di 18 anni (niente sconcezze in realtà, solo una versione digitale del booklet e un paio di tracce esclusive). Lungi dall’essere un’operazione pretenziosa (a dire il vero, non mancano affatto gli spunti comici, per come la vediamo noi), questo è solo un altro pretesto che Moffat usa per raccontare un po’ delle sue storie. Che poi sono le solite storie che conosciamo dai dischi della sua vecchia band: sordide, malinconiche, finite quasi sempre male; con la differenza che, senza il filtro delle tessiture di Middleton e la “costrizione” della forma canzone, Aidan può andare a briglia sciolta e abbandonarsi completamente a un’indole rancorosa e perfida come non mai (nel rivangare storie vissute in prima persona), ma perlopiù triste e disperata come il mal di testa dopo una brutta bevuta. In quest’ottica para-letteraria, la musica – molto spesso pre-registrata, tratta da vecchi vinili - è solo un sottofondo al recitato; inutile sottolinearlo (ma lo facciamo lo stesso): chi ha poca dimestichezza con la lingua inglese - e men che meno con lo spigoloso accento scozzese – è libero di passare la mano senza troppi rimpianti. Voyeur poliglotti, è il vostro turno.

(6.6/10)

Scheda: Aidan Moffat

Pubblicazione: 01 Gennaio 2008

File under: Porno poetry

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